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Su Obama o del carisma

Quando qualche giorno fa ho visto su Netflix il nuovo programma di David Letterman non ho potuto fare a meno di essere vinto da due sentimenti, entrambi piacevoli, che hanno però rischiato di fuorviare Il mio giudizio su quanto vedevo. In primo luogo la gioia di rivedere David Letterman su schermo ha in parte mitigato i limiti del format di un programma televisivo molto diverso rispetto a quello a cui il conduttore ci aveva abituato, se vogliamo uno show minimalista.
Soprattutto, lo straordinario carisma di Barack Obama, ospite della prima puntata, rischia di far soprassedere su tutto ciò che non è stato chiesto all'ex presidente degli Stati Uniti, è più in generale, rischia di impedire un sereno e obiettivo giudizio sulla sua presidenza. Da un punto di vista umano il confronto tra Barack Obama e Donald Trump rischia di essere impietoso, vista l'incredibile storia personale e familiare che sta dietro l'elezione del primo presidente di colore degli Stati Uniti, e proprio questa straordinaria vicenda umana, ripercorsa durante lo show televisivo, fa però dimenticare gli errori politici commessi dal Presidente, in particolare l'indecisione politica nella gestione dei conflitti in Medio Oriente. D'altro canto è limite umano l'avere memoria politica molto corta, tanto che oggi vengono semplicisticamente attribuiti a Donald Trump meriti per la ripresa economica degli USA, ripresa inspiegabile senza l accorta visone e programmazione realizzatasi sotto i due mandati del presidente di colore. Ugualmente va ascritto a Barack Obama il merito di aver tentato di allargare la partecipazione popolare alla vita politica statunitense attraverso l'uso dei social, ma allo stesso tempo va addebitato l'errore di aver permesso l'uso disinvolto degli stessi social network senza opportuni correttivi e verifiche sulla legittimità della diffusione di notizie spesso false, o comunque tendenziose. Indubbiamente poi il risorgere del suprematismo bianco negli Stati Uniti non può non essere considerato una reazione tardiva e tutto sommato maldestra al tentativo di allargare alle diverse minoranze etniche, in primo luogo quella afroamericana, la possibilità di partecipazione alla vita politica, sociale, economica, e in più in generale l'accesso ai servizi e ai diritti garantiti dalla costituzione. Il mito che viene a costruirsi del Barack Obama pacifista, campione dei diritti dovrà sempre comunque scontrarsi con l'appoggio, anche durante il suo mandato, a figure che mai hanno avuto realmente a cuore l'allargamento, la diffusione e la difesa dei diritti umani, come il presidente Erdogan in Turchia, o l'inizio dell'erezione del muro che dovrebbe delimitare i confini tra Stati Uniti e Messico, o più in generale il proseguire della tradizione interventista della politica americana.  Insomma, se l'uomo Barack Obama è stato col suo carisma modello per una generazione di politici e di centro-sinistra in tutto il pianeta, e spesso da questo modello sono sorte meteore nascenti e rapidamente spentesi come quella di Matteo Renzi, il giudizio sull'uomo politico avrà da essere più maturo, olistico e fondato sui dati raccolti nel medio e nel lungo periodo.


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