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Dall'oblio più lontano, Patrick Modiano

Dall'oblio più lontano, Patrick Modiano, Einaudi 2017
Dall’oblio più lontano, opera scritta da Patrick Modiano e pubblicata nel 1996, è un romanzo breve ambientato tra le città di Londra e Parigi degli anni '60 del Novecento. I protagonisti, poco più che adolescenti, vivono il loro addentrarsi nel mondo degli adulti come una sorta di allontanamento onirico da una realtà che non li rispecchia. Così è per il narratore, di cui non conosceremo mai il nome, ma di cui sappiamo che, presentatoci come un venditore di vecchi libri alle librerie parigine, finirà per divenire uno scrittore; così è per Jacqueline, la protagonista femminile, evanescente e fatale, conosciuta come amante del povero Van Bever, mediocre giocatore di casinò, donna dicevamo che induce il giovane appena conosciuto ad un amore clandestino prima, ad un furto poi, infine ad una fuga a Londra, col sogno di andare a Maiorca, luogo favoleggiato come meta irraggiungibile ed esotica. A Londra però le strade dei due protagonisti si divideranno, mentre la realtà degli anni che faranno grande la città inglese entrano a forza nella storia, con un personaggio, Peter Rachmann, scampato alla Seconda Guerra Mondiale e divenuto affarista, ospite dei due e, come si scoprirà, di tante altre fanciulle da cui amerà farsi pagare in natura. La Londra dello scandalo, dell’hashish, è la Londra in cui, anticipata dall’amica Linda, Jacqueline sparisce lasciando il protagonista alla sua maturazione, ai suoi libri.
Le strade dei due si incroceranno nuovamente quindici anni dopo, di nuovo a Parigi, quando il protagonista, tornato per poco in città, incrocia per caso lo sguardo di lei e decide di seguirlo, di ripercorrere quel viaggio nella memoria che lo riporta indietro nel tempo, come se quegli anni non fossero mai passati. Ed è alla festa di Darius, un padrone di casa tanto ospitale quanto impercettibilmente malinconico, che il protagonista e Jacqueline si ritrovano, solo per dirsi che lei sarebbe partita con il marito per Maiorca, il giorno dopo, per l’estate. Ognuno poi sarebbe tornato alla propria vita, al proprio desiderio di oblio.
Il romanzo si dipana attraverso l’evocazione: nulla sappiamo del passato di Jacqueline, pochissimo del protagonista, ancor meno dei comprimari, sia che essi abbiano un ruolo attivo, sia che siano poco più che comparse. Gli stessi paesaggi sono poco più che sensazioni, del tutto assenti o quasi le descrizioni, se non del chiuso delle camere d’albergo in cui vivono i protagonisti, come se l’unica realtà che conti davvero sia quella piccola, marginale e temporanea del continuo girovagare dei personaggi. Tra l’odore dolciastro di camere scalcinate e carta da parati ammuffita i protagonisti amano, sognano, progettano, mentre la realtà li investe con il suo tocco allucinante, il tocco dell’etere. Nulla sappiamo degli anni che accompagnano questi personaggi, dell’Europa dell’epoca, eppure possiamo sentire l’odore della contestazione giovanile che di lì a poco scoppierà fra le strade.
Dall’oblio più lontano non è un capolavoro, eppure è una lettura che, anche grazie alla sua brevità, riesce ad affascinare e a colpire con il potere delle sue emozioni impalpabili, quasi come il grigiore della Parigi piovosa in cui si svolge la gran parte della vicenda: qualcosa che, seppur apparentemente fastidioso, diventa ben presto intimamente caro.

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