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Linguaggio e senso, la costruzione della proposizione significativa in Gilles Deleuze

Nella sua Logica del senso, Gilles Deleuze dà un suo contributo significativo ad uno dei problemi che in qualche maniera affligge da De Saussure in poi la linguistica, ovvero come si sviluppi il rapporto tra significanti e significati e come una proposizione possa risultare significativa. Per capire i termini della questione, in particolare cosa si intenda con i termini significante e significato, si farà riferimento ad un precedente post intitolato De Saussure, Wittgenstein: dalla linguistica alla logica linguistica.
Per Deleuze, sia nel caso della scelta della singola parola, sia nel caso della costruzione delle proposizioni, pensare che il tutto avvenga per un semplice meccanismo di denotazione non è sufficiente: non è sufficiente cioè pensare che la costruzione di un testo possa avvenire dando un nome (significante) ad ogni concetto o oggetto (significato) - si pensi per esempio all'idea biblica dei primi uomini che iniziano semplicemente a nominare il creato -, perché questo meccanismo non produrrebbe per forza di cose un testo significativo. Per Deleuze infatti la costruzione di un testo significativo richiede la presenza di altri elementi che si associano al meccanismo di denotazione, ovvero manifestazione e significazione.
Con il termine manifestazione Deleuze intende la chiara espressione della volontà di adoperare un significante per riferire un significato: se per esempio io mi addormentassi sulla tastiera, plausibilmente potrei battere involontariamente a schermo delle lettere, come queste
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che, apparentemente, potrebbero costituire un significante, ma che in realtà non trasmetterebbero nessun significato perché mancherebbe, da parte mia, la volontà e la capacità di trasmettere alcunché. In questo verrebbe a mancare la manifestazione, ovvero l'atto volontario del trasmettere un significato attraverso un significante, e quindi verrebbe meno la possibilità di costruire un testo significativo.
Inoltre, secondo Deleuze, perché un testo sia significativo, esso dovrà far riferimento ad una struttura logica e sintattica in qualche maniera condivisa: la significazione. In altre parole, non basterà nominare volontariamente (manifestazione) ogni singolo oggetto o concetto (denotazione) per costruire un testo significativo - non basta irrompere in una stanza dicendo ai presenti "tavolo" - ma occorre che questi significanti che si riferiscono a dei significati siano inseriti in un contesto sintattico e logico (significazione), esplicito o implicito, per ottenere un testo significativo - il tavolo traballa -.
Possiamo quindi immaginare denotazione, manifestazione e significazione come i vertici di un triangolo e che la costruzione di un testo significativo sia la costruzione di una figura geometrica che dovrà per forza di cose collimare con tutti e tre i vertici del triangolo in maniera ripetitiva: per questo l'immagine più appropriata è quella di un triangolo iscritto in un cerchio, dato che non esiste, nella costruzione di una proposizione, denotazione senza manifestazione e viceversa, ma anche denotazione senza significazione e viceversa, ma anche significazione senza manifestazione e viceversa.
Per Deleuze però tutto ciò non spiega un fatto: perché ciascuno di noi avverte immediatamente che un testo come questo
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è privo degli elementi appena descritti, mentre di fronte ad un testo come questo
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potremmo essere tentati di vedere i resti di qualche lingua fino ad ora sconosciuta?
Ciò avviene perché ad  agire in questo caso è il senso, individuale, impotente di per sé perché improduttivo, eppure fondamentale, che nel secondo caso ci fa avere l'impressione che esista una scansione in singole parole articolate sintatticamente e che esprimono la chiara volontà di un mittente di trasmettere un messaggio, anche se in realtà non è così.
Secondo Deleuze quindi, prima ancora delle categorie di denotazione, manifestazione a significazione, nella produzione e nella ricezione di proposizioni significative agisce il senso.

Nello specifico il senso agisce negli ambiti della denotazione e nell'ambito della significazione.
Nell'ambito della denotazione il senso individuale ci spinge alla costruzione di serie di significanti e di significati non omogenee, cosa evidente se guardiamo alle serie di sinonimi più o meno equivalenti e riferibili ad oggetti o concetti identici o affini, o al contrario se guardiamo a concetti o oggetti non nominabili.
Quando, per esempio, gli eschimesi scelgono di adoperare una certa parola piuttosto che un'altra per riferirsi ad un referente, la neve, che in altre lingue viene espresso con un solo significante, ad agire è il senso, figlio dell'esperienza, che porta a vedere diverse sfumature in quel referente che, magari, altri parlanti o altri popoli non sono in grado di osservare o di esprimere.
D'altro canto, in maniera simile, il senso agisce nell'ambito della signifazione, nel momento in cui decidiamo di adoperare una certa struttura sintattica piuttosto che un'altra e di conseguenza, decidiamo di esprimere certe relazioni piuttosto che altre. È proprio il senso quindi la base della costruzione di testi in cui prevale l'io dell'emittente (si pensi alla funzione poetica di Jakobson) nella scelta delle singole parole e delle costruzioni sintattiche. È sempre il senso, secondo Deleuze, a permetterci di costruire e veicolare proposizioni significative anche nel momento in cui adoperiamo significanti non legati ad un reale referente, creando un cosiddetto nonsenso, come spesso avviene in letteratura.
In ultima analisi per Deleuze la produzione di proposizioni significative è un complesso sistema alla cui base sta il senso che agisce prima e attraverso manifestazione, denotazione e significazione. Risulta poi evidente come la denotazione sia sempre un processo per sottrazione, ovvero lo specificare che, rispetto ad un insieme più ampio, il significato che stiamo trasmettendo in quel momento con la scelta di un significante è un significato ristretto. In questo processo per sottrazione ciascun emittente crea delle serie più o meno articolate che potremmo chiamare campi semantici (si pensi alla serie di parentele che costituiscono il campo semantico della famiglia). Più serie andranno, per l'autore, a costituire delle strutture, dei reticolati di relazioni che, tanto più complessi saranno, tanto più arricchiranno di senso le nostre proposizioni e di conseguenza le renderanno significative.

Gilles Deleuze, Logica del senso, Feltrinelli, Milano 1975, 1984 ISBN 88-07-10028-2 ISBN 88-07-81866-3 ISBN 978-88-07-81866-0
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