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Il pugile del Duce, Tony Saccucci



Il pugile del Duce di Tony Saccucci, partendo dalla biografia di Mauro Valeri, racconta la storia di Leone Jacovacci, ragazzone figlio di padre italiano, anzi romano, e madre congolese, venuto su tra le borgate di Roma e fattosi campione di boxe all'estero. Leone infatti, nell'Italia degli anni '20 del Novecento, fa fatica a farsi accettare per il colore della sua pelle e per il suo essere meticcio. Con un nome d'arte inglese e costretto a sottostare agli stereotipi sui pugilatori di colore, Jacovacci diventa atleta di successo nel mondo ma a fatica riesce a far riconoscere il suo essere italiano per competere per il titolo nazionale. Giunto infine al match titolato, Leone sui laurea campione; tuttavia questa vittoria segna il declino della sua carriera: l'Italia fascista non può accettare un campione meticcio e le immagini del trionfo di Leone vengono oscurate. La sua stessa figura viene messa in un angolo in favore dell'emergente Primo Carnera, perfetta incarnazione della virilità del maschio italico. Seguirà la graduale spartizione dalla scena sportiva e il venire meno del ricordo delle imprese di Jacovacci, almeno fino ad oggi.
Il documentario di Saccucci ha almeno due grandi meriti: recupera dei materiali provenienti dall'archivio dell'Istituto Luce ricostruendoli con cura filologica, inoltre dà luce di un episodio emblematico del sempre negato razzismo italiano. Soprattutto, il documentario è di piacevolissima visione, permettendo di avvicinare il profano al tema delle politiche razziali fasciste e al problema della costruzione di una memoria condivisa, memoria che non si compone solo dei grandi fatti della politica e delle guerre, ma anche e forse soprattutto degli episodi della vita di tutti i giorni e degli idoli nazionalpopolari.


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