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I dolori del giovane Werther, Johann Wolfgang Goethe

Foto: Wikipedia

I dolori del giovane Werther, pubblicati nel 1774 da Johann Wolfgang Goethe, hanno rappresentato per diverse generazioni l'esempio della vita attraversata sotto il segno della passione. Werther infatti brucia la sua vita sotto le insegne dell'amore per Lotte, sposata con Albert, e il fastidio per ogni impegno e attività che appartengano alla normalità borghese.

Lungi dal poter redigere una vera e propria recensione dell'opera, quello che più mi ha colpito alla lettura del romanzo è la ricca dotazione retorica. Brani, a volte anche molto lunghi, in cui il linguaggio di Werther sfida la pazienza del lettore contemporaneo con tirate artificiosamente costruite, costruzioni ellittiche o, al contrario, periodi simmetricamente costruiti per richiamarsi nel corso dei paragrafi, scelte lessicali dal gusto poetico. Tutto ciò oggi appare lontano dal gusto del lettore medio, lo stesso che, secoli fa, garantì il successo dell'opera. Eppure, siamo davvero sicuri che questo uso linguistico rappresenti e sintetizzi il pensiero linguistico di Goethe?

In realtà, nella sottile ironia della vicenda, dove in fin dei conti l'unica vera vittima è il marito Albert, nel'incomparabile asocialità di Werther, uomo sociale solo per rubare scampoli di vita ai suoi simili, nella sua capacità di impegno, non solo nei lavori socialmente riconosciuti, ma nella stessa arte che l'aveva spinto alla partenza, leggiamo in filigrana un certo distacco dell'autore dal suo personaggio.

Cert, lo Sturm Und Drang, certo, il titanismo di Werther. Eppure quella miserevole compassione per il proprio personaggio che sarà, per esempio, di Foscolo per il suo Ortis, qui è sempre filtrata dalla consapevolezza che, in fin dei conti, per Goethe il suo Werther è poco più che un fallito: un fallito ardimentoso, capace di grandi sentimenti, ma un fallito.

In questa sua capacità di distacco da Werther, Goethe, nel momento in cui si fa padre fondatore dello Sturm Und Drang, ne prende implicitamente le distanze, già diretto, forse inconsapevolmente, verso i lidi del classicismo moderno.
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