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La fine del mondo Capitalismo e mutazione, Daniele Balicco

Foto:danielebalicco.it


Con "La fine del mondo. Capitalismo e mutazione", pubblicato da Daniele Balicco sulla rivista Between e ripreso da leparoleelecose.it, ci addentriamo all'interno delle implicazioni che il cambiamento della percezione della realtà ha per l'immaginario contemporaneo. A sua volta l'autore mette in risalto come, a partire dal diciassettesimo secolo e con lo sviluppo del capitalismo, un cosciente lavoro sull'immaginario abbia portato all'imposizione del sistema capitalistico e, al contempo, alla sensazione che un mondo plurimillenario, quello basato su simboli ricorrenti già dal paleolitico, sia giunto alla sua conclusione.  Il presupposto è che la società precapitalista e premoderna viva secondo una percezione storica di lunga durata, mentre caratteristica del capitalismo sia  la sincronicità. La sensazione di "fine della storia" e il suo ritornare così frequentemente nell'immaginario collettivo, per esempio al cinema, nelle serie tv o nella narrativa, si spiegano quindi con questo processo di mutazione antropologica spiegabile esclusivamente in un contesto di storia lunga, secondo il modello degli Annales e degli insegnamenti di Bloch.
Partendo dagli studi dell'antropologo De Martino e di Pasolini, Balicco propone un'analisi che si basa su tre concetti: la verosimiglianza, l'intensificazione e la mutazione.
La verosimiglianza è intesa come quella serie di leggi e norme, poste socialmente, che per millenni hanno connotato l'interpretazione ingenua della realtà; questa idea di verosimiglianza si intensifica con il capitalismo, divenendo però implicita anziché esplicita (in un certo senso quindi impedendo ogni forma di controllo e di difesa da questa idea), a causa dello sviluppo tecnologico e della massificazione della cultura. L'interazione tra verosimiglianza e intensificazione produce la mutazione antropologica a cui oggi assistiamo, per cui i criteri estetici ed etici che avevano caratterizzato le avanguardie novecentesche divengono ora tipici dell'immaginario collettivo, causando un appiattimento sul presente dal punto di vista storico, la sensazione perenne di vivere una possibile fine del mondo e la conseguente paura della catastrofe causata dall'uomo stesso (e a cui solo la tecnica stessa può porre rimedio), nonché il bisogno inconscio di riti di passaggio, bisogno tuttavia frantumato tanto da causare la persistenza, anche in età adulta, di elementi che caratterizzano l'infanzia e l'adolescenza (abuso della pornografia, dei videogiochi, etc.).
A corredo delle tesi dell'autore viene riportata una discreta mole di materiali, a partire dalle citazioni di serie tv, di film e di libri. In ogni caso l'analisi resta uno strumento interessante per cercare di capire come la percezione della realtà sia cambiata anche a causa del capitalismo, come forma di organizzazione che permea non soltanto la vita economica ma anche la vita sociale, culturale e spirituale dell'Occidente.


Balicco, Daniele, “La fine del mondo. Capitalismo e mutazione”, L'immaginario politico. Impegno, resistenza, ideologia, Eds. S. Albertazzi, F. Bertoni, E. Piga, L. Raimondi, G. Tinelli, Between, V.10 (2015), http://www.Betweenjournal.it/

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