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Giulio Cesare, William Shakespeare



Quando il personaggio che dà il titolo ad un'opera teatrale scompare dalla scena alla metà dell'opera, o si tratta di un fiasco o si tratta di un capolavoro dalle profondità mai raggiunte. Questo è il caso del Giulio Cesare di Shakespeare, tragedia in cui i tempi della storia si comprimono in un climax che accompagna il dissidio interiore dei protagonisti del dramma. In primis Bruto, che ama come un figlio Giulio Cesare ma che, costretto dalla sua ferrea etica, non potrà esimersi dall'agire contro il dittatore per salvare la Repubblica. Poi Cassio, che nel nome dei valori della Repubblica (o meglio, dei privilegi dell'oligarchia) teme e odia Giulio Cesare, in cui vede l'uomo che vuole farsi re contro le istituzioni repubblicane. Ed ecco il personaggio da cui il dramma trae il suo titolo, Giulio Cesare, fiero della sua grandezza, stoico nella volontà di seguire in tutto e per tutto il fato che gli è stato assegnato, che vive un momento di crisi solo di fronte al presagio di Calpurnia che sembra predirne la morte. Eppure Cesare non può non tentare di essere fino all'ultimo artefice del proprio destino, e così affronterà la sorte e la congiura che lo attende.
Con la morte di Cesare, quella che è la tragedia dello stoicismo, degli uomini che, in nome della libertà, repubblicana o individuale, si fronteggiano, diviene la tragedia della politica e della passione. Da un lato i congiurati, Bruto e Cassio in primis, con le loro posizioni tanto diverse tra di loro; dall'altro lato Marcantonio e Ottaviano, fedele e passionale soldato l'uno, inesperto ma con l'animo del politico fiero l'altro. La tragedia si fa così tragedia di discorsi, in cui i confronti pubblici si fanno memorabili, a partire da quello tra Bruto e Marcantonio. Bruto è l'uomo che si fa portavoce della logica ferrea, dell'etica della filosofia, del rigore della prosa: per lui l'amato Cesare ha però peccato volendosi fare più grande di tutti gli altri uomini, attentando a qualcosa di superiore, la Repubbica. Per questo lui, che pure l'amava, l'ha dovuto uccidere, assumendosi tutto il peso della sua azione. Dall'altro lato Marcantonio che, con abile retorica, smonta con le armi del pathos e della poesia i ragionamenti dell'avversario e, con l'ironia, svela l'inconsistenza delle sue accuse, finanche del suo essere uomo onorevole.
BRUTUS. Be patient till the last. Romans, countrymen, and lovers! Hear me for my cause; and be silent, that you may hear: believe me for mine honour, and have respect to mine honor, that you may believe: censure me in your wisdom; and awake your senses, that you may the better judge. If there be any in this assembly, any dear friend of Caesar's, to him I say that Brutus' love to Caesar was no less than his. If then that friend demand why Brutus rose against Caesar, this is my answer,—Not that I loved Caesar less, but that I loved Rome more. Had you rather Caesar were living, and die all slaves, than that Caesar were dead, to live all freemen? As Caesar loved me, I weep for him; as he was fortunate, I rejoice at it; as he was valiant, I honour him; but, as he was ambitious, I slew him. There is tears for his love; joy for his fortune; honour for his valour; and death for his ambition. Who is here so base that would be a bondman? If any, speak; for him have I offended. Who is here so rude that would not be a Roman? If any, speak; for him have I offended. Who is here so vile that will not love his country? If any, speak; for him have I offended. I pause for a reply. [...] BRUTUS. Then none have I offended. I have done no more to Caesar than you shall do to Brutus. The question of his death is enroll'd in the Capitol, his glory not extenuated, wherein he was worthy;, nor his offenses enforced, for which he suffered death.
BRUTO –
Romani, miei compatrioti, amici, io vi chiedo pazienza; ascoltatemi bene fino in fondo, e restate in silenzio, e vi esporrò la causa del mio agire. Sul mio onore, credetemi, ed abbiate rispetto del mio onore; giudicatemi nella saggezza vostra, e a meglio farlo aguzzate l'ingegno. Se c'è alcuno fra voi ch'abbia voluto molto bene a Cesare, io dico a lui che l'amore di Bruto per Cesare non fu meno del suo. Se poi egli chiedesse perché Bruto s'è levato con l'armi contro Cesare, la mia risposta è questa: non è che Bruto amasse meno Cesare, ma più di Cesare amava Roma. Preferireste voi Cesare vivo e noi tutti morire come schiavi, oppur Cesare morto, e tutti liberi? Cesare m'ebbe caro, ed io lo piango; la fortuna gli arrise, ed io ne godo; fu uomo valoroso, ed io l'onoro. Ma fu troppo ambizioso, ed io l'ho ucciso. Lacrime pel suo amore, compiacimento per la sua fortuna, onore al suo valore, ma morte alla sua sete di potere! C'è alcuno tra voi che sia sì abietto da bramare di viver come servo? Se c'è, che parli, perché è lui che ho offeso! Se alcuno c'è tra voi che sia sì barbaro da rinnegare d'essere un Romano, che parli, perché è a lui che ho fatto torto! E chi c'è qui tra voi di tanto ignobile da non amar la patria? Se c'è, parli:perché è a lui ch'io ho recato offesa. [...] Vuol dire allora che nessuno ho offeso. Ho fatto a Cesare non più di quello che ciascuno di voi farebbe a Bruto. Le ragioni per cui Cesare è morto son tutte registrate in Campidoglio; la sua gloria, dov'egli ne fu degno, non è stata offuscata, né i suoi torti per i quali ebbe morte, esagerati.

ANTONY.
Friends, Romans, countrymen, lend me your ears;
I come to bury Caesar, not to praise him.
The evil that men do lives after them;
The good is oft interred with their bones;
So let it be with Caesar. The noble Brutus
Hath told you Caesar was ambitious:
If it were so, it was a grievous fault,
And grievously hath Caesar answer'd it.
Here, under leave of Brutus and the rest--
For Brutus is an honourable man;
So are they all, all honourable men--
Come I to speak in Caesar's funeral.
He was my friend, faithful and just to me:
But Brutus says he was ambitious;
And Brutus is an honourable man.
He hath brought many captives home to Rome
Whose ransoms did the general coffers fill:
Did this in Caesar seem ambitious?
When that the poor have cried, Caesar hath wept:
Ambition should be made of sterner stuff:
Yet Brutus says he was ambitious;
And Brutus is an honourable man.
You all did see that on the Lupercal
I thrice presented him a kingly crown,
Which he did thrice refuse: was this ambition?
Yet Brutus says he was ambitious;
And, sure, he is an honourable man.
I speak not to disprove what Brutus spoke,
But here I am to speak what I do know.
You all did love him once, not without cause:
What cause withholds you then, to mourn for him?
O judgment! thou art fled to brutish beasts,
And men have lost their reason. Bear with me;
My heart is in the coffin there with Caesar,
And I must pause till it come back to me. 
ANTONIO –
Romani, amici, miei compatrioti,
vogliate darmi orecchio.
Io sono qui per dare sepoltura
a Cesare, non già a farne le lodi.
Il male fatto sopravvive agli uomini,
il bene è spesso con le loro ossa
sepolto; e così sia anche di Cesare.
V'ha detto il nobile Bruto che Cesare
era uomo ambizioso di potere:
ed egli gravemente l'ha scontata.
Qui, col consenso di Bruto e degli altri
– ché Bruto è uom d'onore,
come lo sono con lui gli altri –
io vengo innanzi a voi a celebrare
di Cesare le esequie. Ei mi fu amico,
sempre stato con me giusto e leale;
ma Bruto dice ch'egli era ambizioso,
e Bruto è certamente uom d'onore.
Ha addotto a Roma molti prigionieri,
Cesare, e il lor riscatto ha rimpinzato
le casse dell'erario: sembrò questo
in Cesare ambizione di potere?
Quando i poveri han pianto,
Cesare ha lacrimato: l'ambizione
è fatta, credo, di più dura stoffa;
ma Bruto dice ch'egli fu ambizioso,
e Bruto è uom d'onore.
Al Lupercale tutti avete visto –
per tre volte gli offersi la corona
e per tre volte lui la rifiutò.
Era ambizione di potere, questa?
Ma Bruto dice ch'egli fu ambizioso,
e, certamente, Bruto è uom d'onore.
Non sto parlando, no,
per contraddire a ciò che ha detto Bruto:
son qui per dire quel che so di Cesare.
Tutti lo amaste, e non senza cagione,
un tempo... Qual cagione vi trattiene
allora dal compiangerlo? O senno,
ti sei andato dunque a rifugiare
nel cervello degli animali bruti,
e gli uomini han perduto la ragione?
Scusatemi... il mio cuore giace là
nella bara con Cesare,
e mi debbo interromper di parlare
fin quando non mi sia tornato in petto
Il duello retorico tra Marcantonio e Bruto è indubbiamente il più noto, tuttavia non è l'unico. Altri due diverbi metteranno in luce gli animi dei protagonisti: quello tra un Cassio sempre più miserabile e corrotto e Bruto, ancora e sempre più da solo emblema dell'etica e della coerenza; quello tra Ottavio e Marcantonio, spartita l'eredità di Cesare, sul modo di condurre la battaglia contro i congiurati. Ottavio è ancora un ragazzo, eppure già si intravede la grandezza del politico che non ha da lottare contro Antonio, tanto gli è superiore.
ANTONY.
Octavius, lead your battle softly on,
Upon the left hand of the even field.
OCTAVIUS.
Upon the right hand I; keep thou the left.
ANTONY.
Why do you cross me in this exigent?
OCTAVIUS.
I do not cross you; but I will do so 
ANTONIO –
Ottavio, fa' avanzare senza fretta
i tuoi dalla sinistra della piana.
OTTAVIO –
Io dirigo alla destra.
La sinistra la tieni tu, Antonio.
ANTONIO –
Perché vuoi contrastarmi, Ottavio Cesare,
proprio in questo frangente?
OTTAVIO –
Non ti contrasto: faccio quel che dico
Giunge la battaglia, e se la sorte e l'apparizione del fantasma di Cesare conducono all'errore Cassio che. non ancora sconfitto, si suicida, Bruto giganteggia su tutti: lui che, sconfitto Ottavio in battaglia, anziché cercare un compromesso, porta alle estreme conseguenze le sue azioni, sfidando da solo in campo aperto le forze nemiche: è la sconfitta a cui, assieme all'amico Catone, segue uno stoico suicidio.
L'onore di Bruto non è compromesso, egli ha lottato per un ideale. Eppure è uscito sconfitto, è morto, i vincitori sono altri. Nelle lodi che Ottavio e Marcantonio cantano per l'avversario sconfitto si intravede, in controluce, la loro guerra e la fine, ormai imminente della Repubblica.
Chi è il vincitore e chi lo sconfitto? Se dalla tragedia appare come vincitore Marcantonio, tuttavia lo spettatore non può non sapere che il generale sarà il grande sconfitto delle guerre civili; nondimeno Bruto e Cassio, coloro che vogliono essere gli onesti, i puri ad ogni costo, saranno coloro che innescheranno il meccanismo che condurrà allo sfacelo della Repubblica; vincitore non è Cicerone, dipinto con poche pennellate come un pavido retore, vincitore non è Cesare, che non ha saputo e voluto capire quale fosse il momento di recedere dalla propria tracotanza; vincitore non è, ancora, Ottavio, sconfitto in battaglia (eppure capace di allontanarsi dallo scontro assieme a Marcantonio con la salma del nemico).
Come spesso accade in Shakespeare, il dramma della psiche dell'uomo conduce alla catastrofe, una catastrofe che muterà per sempre l'orizzonte dei personaggi, sia degli sconfitti che dei vincitori.

Testo in lingua originale: http://www.gutenberg.org/ebooks/1522?msg=welcome_stranger
Traduzione in italiano (traduzione del prof. Goffredo Raponi): http://www.liberliber.it/online/autori/autori-s/william-shakespeare/giulio-cesare/
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