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Scattone, la cattedra e l'Illuminismo

Cesare Beccaria


Scattone ha rinunciato la cattedra, evviva Scattone. Bravo Scattone, ha fatto bene, prevale il buon senso.

Buom senso un ca$$o. A prevalere sono stati gogna e caccia alle streghe.

Perché se è vero che l'Italia nell'anno di grazia 2015 è ancora uno stato fondato sul diritto, e se è vero che Scattone ha ricevuto una condanna definitiva, vero pure che la sua condanna, Scattone, senza riconoscersi colpevole, l'ha tuttavia affrontata tutta. E Scattone che è costretto a rinunciare alla cattedra che gli spettava per aver superato un concorso pubblico è una sconfitta per lo stato di diritto, un ritorno alla società della faida.

Per non lasciare dubbi, non credo che Scattone fosse innocente.
Ma quello che credo io, in uno stato di diritto, non conta. Conta, su Scattone, quello che crede la legge, nello specifico quello che è stato il giudizio della magistratura. E per la magistratura Scattone ha pagato, ha scontato la sua condanna ed ora è un uomo libero, che ha compiuto un percorso di riabilitazione. Principio che non è nato ieri, ma che sta alla base della nostra cultura giuridica dall'Illuminismo in poi, da quel Beccaria che troppi conoscono solo per la sua parentela con Manzoni (sempre che si conosca Manzoni).

Perché per lo stesso principio per cui, per il giudizio morale di chi non ha titoli per giudicare, Scattone è stato costretto a rifiutare la cattedra che gli spettava di diritto, domani potrei alzarmi, andare a scuola e pretendere che i miei colleghi si dimettano, dato che non li ritengo moralmente adeguati. Così, perché una volta li ho visti sputare per terra, calpestare un'aiuola. Estremizzo? Certo, ma il principio è esattamente lo stesso che è stato applicato in questa circostanza. Ed è portando all'estremo che si scova una fallacia logica.

Che la famiglia di Marta Russo si indigni è cosa comprensibile, come da millenni si indigna ogni famiglia di ogni vittima. Ma lo Stato, se si chiama tale, non è chiamato a compiere una vendetta, bensì a riportare l'ordine, ad allontanare temporaneamente dalla società chi ne risulta elemento perturbante, provvedendo alla sua riabilitazione e ponendo le condizioni per il suo reinserimento nella società.

Ciò che è mancato oggi è lo stato di diritto, perché raccontiamocela tutta: il problema non sta nel fatto che Scattone potesse insegnare, qualsiasi mestiere andasse a fare lo troveremmo indecoroso, o perché di responsabilità, o perché pagato con i soldi pubblici per chissà quale altro motivo. Il problema è di fondo: quell'uomo deve portare su di sé lo stigma di ciò che ha fatto, dovrà portarlo per sempre, e pretendiamo che non lo nasconda sotto l'apparenza di una vita normale.

Parliamo di indignazione, ma in realtà stiamo coltivando una società di mastini con la bava alla bocca.

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