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Kitchen, Banana Yoshimoto

Kitchen  è la prima opera importante di Banana Yoshimoto, autrice giapponese che ha fondato il suo successo sulla particolarità della sua visione del mondo e sul suo linguaggio, che avvicina le sue opere al modo di narrare tipico dei manga degli anni '90.
In particolare in quest'opera, in realtà una raccolta di due racconti lunghi, Yoshimoto narra la vita di due personaggi, due ragazzi giapponesi, venuti su in maniera disincantata in un mondo che, malgrado la gentilezza di circostanza, pare benissimo poter fare a meno di loro.
I due ragazzi vengono accomunati dai lutti, prima i genitori di lei, poi il padre di lui - un padre particolare, dato che, quando ancora il figlio era poco più che un bambino, aveva deciso, per poter sopravvivere, di divenire donna e aprire un locale per trans.
Sarà questa visione disincantata e distorta della realtà ad unire i due personaggi, con un luogo d'incontro prediletto, le cucine. Kitchen, a punto, come le cucine in cui la protagonista femminile si trova a suo agio, unico luogo in cui pare saper essere se stessa.
Un romanzo di formazione, certo, condito da qualche ironia, lo scuarcio di un velo di ipocrisia sulla vita di tanti adulti della società bene, e soprattutto, uno stile nell'esposizione e nel tratteggiare luoghi e persone che non può non ricordare alcuni mangaka famosi, in primis Tsukasa Hojo, l'autore di una miniserie, Family Compo, che per tantissimi motivi, dal tema alla sensibilità, non può non essere accostato a Banana Yoshimoto.
Un buon libro insomma, lontano dall'essere un capolavoro, ma che trova nella sua brevità l'arma migliore per farsi apprezzare.

Foto: Amazon


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