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La rincorsa al cambiamento per il cambiamento



Che quello di Matteo Renzi non sia un governo di sinistra, credo sia ormai chiaro a chiunque. Che sia di destra, o di centro, tutto ciò se vogliamo è ancora discutibile. Una cosa che invece è ineccepibile è che il governo Renzi ha fatto del cambiamento un valore. Un valore a prescindere, un valore di per sé, senza mai entrare nel merito della qualità del cambiamento.
Meglio il cambiamento della palude, dice il Renzi. Sicuro? Se vuoi passiamo dalla palude alla Fossa delle Marianne, e poi ne riparliamo.
Il cambiamento per il cambiamento, meglio sbagliare che non agire. Dillo al malato in coma e con un tumore ad una gamba, tu non sai quale sia la gamba e amputi ad occhio? E al risveglio del paziente, se hai sbagliato gamba, cosa gli racconti?
Il Jobs Act è stato approvato sulla base di questo principio, il cambiamento per il cambiamento. Il risultato è una legge pastrocchio che cancella dei diritti senza aver apportato dei reali vantaggi. Ma mai entrare nel merito, non è nella nostra cultura, sicuramente non è nella cultura di governo di Renzi. Intanto il principio della deroga a dei diritti, magari costituzionali, è passata, e come ben sappiamo, una volta che un simbolo entra nell'immaginario collettivo, è difficilissimo cancellarlo: lo si applicherà sempre, ad ogni settore.
La stessa cosa è avvenuta con l'Italicum: una legge le cui somiglianze, sia nel dettato della legge che nell'iter parlamentare, con la legge Acerbo di epoca mussoliniana sono tanto evidenti quanto inquietanti. Ma ciò che occorre è il cambiamento, in quanto tale, difeso per slogan e frasi fatte. Questo paese ha bisogno di cambiare: sì, ma come? Perdendo diritti? Perdendo rappresentatività? Perdendo libertà?
Sul DDL La Buona Scuola Renzi tenta oggi di applicare lo stesso metodo, compiacere il pubblico di non competenti con luoghi comuni sul cambiamento. La scuola ha dei limiti? Ciò che occorre è il cambiamento? C'è un problema di reclutamento (risolvibile rafforzando il sistema dell'ispettorato)? Gli ispettori non sono abbastanza visibili, il grande pubblico non sa neanche che esistano, meglio che la gente si possa compiacere nel pensiero che il dirigente, non si sa bene perché, visto che non ha contrappesi, sceglierà sempre il meglio per i loro figli. Nel paese più corrotto d'Europa. In deroga agli articoli 33 e 97 della Costituzione. Le deroghe ai diritti e alle leggi, nel governo Renzi, ricorrono sempre. E ha ragione chi dice che se l'avesse fatto Berlusconi saremmo alle barricate.
Ma Berlusconi era diverso. il cambiamento di Berlusconi era funzionale ad altro: la sparo enorme per ottenere qualcosina, il minimo. Qui no, con Renzi si cambia, perché a Renzi, per governare, il minimo non serve, non è visibile; a Renzi serve sempre il massimo, il cambiamento più grande possibile, quello che è talmente ernorme da poter dire "vedete, io sto cambiando tutto". Ancora il cambiamento come valore.
Per questo motivo Renzi non si fermerà sulla scuola, non può. Sarebbe il suo fallimento, il primo. Andrà a testa bassa come un ariete. E buona pace.
In un paese normale, con un governo normale, un ministro che definisce squadristi e abulici i suoi dipendenti, un ministro sotto il cui dicastero si svolge il più imponente sciopero di settore, con un'adesione che raggiunge l'ottanta per cento dei dipendenti, 800.000 dipendenti in totale, in un paese normale salterebbero teste, ci si farebbe indietro. Invece qui non si può, perché quello non sarebbe il cambiamento funzionale alla linea di Renzi. E questo è un enorme problema per la democrazia


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