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Ma la Buona scuola funziona?

Leggo da più parti che il confronto pubblico lanciato dal governo Renzi sulla buona scuola non starebbe poi dando i risultati tanto attesi. Dopo qualche mese dal lancio dell'iniziativa, le proposte postate sul sito sono circa 60.000. A fronte di un corpo docenti italiano che supera le 720 mila unità. Considerato che in molte scuole c'è stata una vera e propria imposizione da parte dei dirigenti scolastici su i collegi docenti per aderire all'iniziativa, si capisce come l'attenzione nei confronti della consultazione sia in realtà minima.
I perché credo siano tanti:  in primis i docenti, naturalmente refrattari ad ogni tentativo di sovvertire l'ordine, nel bene o nel male, perché di riforme/tagli sulla loro pelle ne hanno viste già tante e perché spesso difendono quelle poche posizioni che hanno acquisito negli anni, senza neanche accorgersi o chiedersi se si tratti di un bene o di un male. L'interesse poi delle famiglie e degli studenti è stato praticamente nullo, e se vogliamo, per fortuna, visto che le proposte più strampalate postate sul sito sembrano venire proprio da chi è estraneo al sistema dell'istruzione e non ne conosce lo specifico.
Ma forse c'è qualcosa di più, ovvero un nuovo bisogno di demandare la decisione a chi dovrebbe saperne di più, a chi è competente.
Non è un mistero che il grande limite del sistema dell'istruzione italiana è stato lo scarso riconoscimento, nel corso degli anni, della competenza e della professionalità dei docenti, anche da parte dei docenti stessi. Forse il fallimento della Buona scuola può essere interpretato così: non solo, speriamo, la mera apatia dell'italiano, ma il riconoscimento che su un argomento complesso come l'istruzione le soluzioni non possono essere le semplici toppe proposte da questo o da quello, ma l'unica speranza è avere un'idea di scuola, di cosa pensiamo i nostri ragazzi debbano essere dopo il loro percorso di studi, cosa debbano sapere, saper essere e sapere fare. Non robetta.

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