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L'argumentum ad populum, quando la maggioranza non ha ragione

L'argumentum ad populum, il sostenere che si ha ragione perché c'è una maggioranza che lo conferma: questa fallacia logica è tipica della (mala)politica italiana, un fraintendimento (voluto o frutto d'ignoranza) della democrazia. Se vogliamo dietro ci sta l'idea degenere che il politico non debba fare altro che tradurre in realtà il volere del popolo, qualunque esso sia.

Così, giusto per ricordare la storia becera di questa argomentazione, a partire dal 1933, a colpi di maggioranza il regime hitleriano promulgò le leggi razziali che colpirono il primo luogo, ma non solo gli Ebrei. Era la maggioranza a volerlo. A partire dal 1938 lo stesso fece l'Italia di Mussolini, tra l'altro spesso andando oltre il dettato hitleriano, in una sorta di malato spirito di competizione. Anche allora era la folla a volerlo.

Torniamo indietro nel tempo: a partire dal Medioevo e per lungo tempo, sempre gli Ebrei furono considerati la razza maledetta, i presunti uccisori del Cristo, tanto da essere esclusi da ogni forma di tutela e di rappresentanza. Era la maggioranza a volerlo.

Fu la maggioranza a scegliere la crocifissione di Gesù di Nazareth

Era una grande maggioranza dei cittadini ateniesi ad essere d'accordo alla condanna a morte di Socrate.

Fu la maggioranza a votare la distruzione della piccola isola di Melo da parte di Atene.

Se volete continuiamo.


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