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Renzi, ma dilla (e falla) una cosa di sinistra

Correva l'anno 1998 e Nanni Moretti nel suo film Aprile proclamava la famosa battuta con cui invitava un silenzioso D'alema a dire qualcosa di sinistra. Siamo nel 2014 e di fronte al presidente del consiglio chiediamo, anche questa volta, di dirci, e di fare, qualcosa di sinistra.
Perché? Perché si avvicina il Job Act (maledetto Renzi e il tuo inglese da straccione, chiamala in italiano, tu che vieni da Firenze, legge sul lavoro) e sentiamo parlare di cancellazione dell'Articolo 18. Perché farebbe bene alle imprese, si dice; perché i datori di lavoro, non più impauriti dal doversi poi tenere un lavoratore che non vogliono più, sarebbero finalmente spinti ad assumersi più.
Come dire che se sai che non ti muoto perché non ricicli ma raccogli la monnezza a casa o, allora sarai spinto a comprare di più e consumare di più. Insomma il solito compromesso al ribasso di italiana memoria.
Non l'ultimo del resto di questo governo. Proprio in questi giorni si parla di assunzione per 150.000 precari della scuola, quelli che, per intenderci, nella scuola già lavorano, assunti dal primo settembre al trenta giugno. E fino a qui tutto bene, anche se il governo non dice che non è una scelta politica lungimirante, ma una condanna europea che ci costringe a farlo. Poi però Renzi proclama che il merito è un valore di sinistra. Ecco, per me un valore di sinistra è la chiarezza, l'esattezza, quella di cui parlava Calvino, uno che di parole se ne intendeva. E così Renzi dovrebbe spiegare cosa sia il merito prima di dire che è di sinistra, perché se il merito è il servilismo nei confronti di un dirigente scolastico, allora la sua sinistra puzza drammaticamente di destra.
Se per Renzi ridurre i diritti dei lavoratori e indurli al servilismo, pensare che la scuola non debba formare uomini, ma ammaestrate scimmiette ai lavori contingenti, se per Renzi tutto questo è sinistra, allora dovrebbe iniziare con il cambiare partito perché con la sinistra, quella vera, questo fiorentino non ha nulla a che spartire.

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