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La deriva del continente

Per chi come me si interessa di storia c'è un fenomeno, di per sé affascinante, che risulta quasi inspiegabile: chissà quanti avranno fatto caso al fatto che, ogni 40-50 anni, sembra quasi che l'Europa debba premere il tasto reset e guadagnarsi di nuovo tutto da capo. Certo, permangono delle élite che accrescono uno sviluppo tecnologico e culturale, ma queste agiscono nell'ombra, quasi del tutto non ascoltate, mentre le masse piombano in un desiderio di autodistruzione che le riporta indietro di decenni, se non di secoli.
All'Europeo, sempre che esista, piace da morire l'individualismo, dalle sue più alte cime progressiste fino alle nefandezze più becere: il continente che ha inventato lo stato sociale fa di tutto per privare gli altri dei loro diritti, quando può, e cancellare i propri, quando riesce.
Francamente è una battaglia impari la nostra, e di tanto in tanto, come oggi, ci si rassegna. Leggi nei giornali della vittoria della Le Pen in Francia, senti parlare Grillo e i Leghisti in Italia, osservi i risultati del referendum in Veneto, in ultimo osservi l'incapacità europea nel difendere le minoranze in Crimea, e ti rassegni. Ti chiedi chi te lo fa fare a cercare di ragionare e e di far ragionare. In un mondo dominato dalle macropotenze gli Europei pensano davvero di poter contare di più separandosi, distinguendosi, rivendicando gli allori, più o meno mistificati, di passati lontani anche secoli se non millenni. Sembra incredibile dover sentire parlare nel 2014 di origini celtiche, etnia veneta, tradizioni rinascimentali o medievali, spesso poi da parte di persone che non sono in grado di decifrare un giornale. Sono i giorni in cui ti scopri più illiberale di loro e vorresti che il diritto al voto fosse legato al superamento di test di logica, analisi del testo e a test di matematica. Ma così non può essere, non sarebbe che una democrazia castrata. Tutti devono potersi esprimere, devono poter sbagliare, augurandosi poi che si assumano anche la responsabilità dei loro errori.
Allora, anche se incostituzionale e ridicolo nella facilità con cui poteva essere falsato, diamo per valido il referendum secessionista del Veneto. Lasciamolo andare, ve ne prego. Foscolo mi ucciderebbe, lo so.
Lasciamolo andare questo Veneto, lasciamo i Veneti, ma anche i Sardi, i Longobardi, i Savoia i Borboni, tutti quelli che volete. Lasciamo che scoprano che dalla secessione non deriverebbe in automatico un miglioramento della loro condizione, anzi. Lasciamo che scoprano che i costi di gestione di una regione non sono gli stessi della gestione di uno stato, che scoprano che anche da soli dovranno comunque pagare delle tasse per la sanità, l'istruzione, le forze dell'ordine, l'esercito, le infrastrutture. Lasciamo che scoprano che, dopo anni di disincentivi e di cattiva informazione, questi stati si troverebbero privi di medici, insegnanti, carabinieri, operai. Lasciamo che scoprano che l'inflazione si alzerebbe immediatamente a livelli altissimi prima che le loro neonate monete si affermino sui mercati internazionali per una credibilità politica ed economica tutta da inventare. Lasciamo che questi stati scoprano che sarebbero fuori da ogni trattato internazionale, politico ed economico, che dovrebbero andare a trattare con paesi più ricchi e potenti le condizioni di difesa militare e i mercati economici. Lasciamo che scoprano la morte della loro industria, così debole senza l'ombrello del mercato interno italiano, ed il peso dei dazi commerciali per le loro produzioni. Lasciamo che scoprano che il loro primo mercato, l'Italia, diverrebbe un mercato estero, protetto da dazi e rincari. Lasciamo che scoprano la loro dipendenza dagli immigrati.
Lasciamo che tutti gli Europei lo scoprano, i Baschi, i Valloni, Guelfi, Ghibellini, quelli che volete voi. Lasciamo che distruggano l'antifascismo, la solidarietà, lo stato sociale, i diritti dei lavoratori, la previdenza. Lasciamoglielo fare, ve ne prego, e forse finalmente finiremo di doverci affaticare, anche se, forse, non avremo alla fine nulla più per cui sperare di dover faticare.

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