domenica 16 febbraio 2014

John Elkan ed il bel tacere

Uno dei problemi del nostro paese, è risaputo, è la disoccupazione, in particolar modo se parliamo di quella giovanile che, soprattutto al meridione raggiunge tassi altissimi. Una disoccupazione che nasce da diverse problematiche e che ha anche, certo, una certa dose di componente culturale. Ma ridurla, come fa John Elkan, a semplice mancanza di ambizione e all'abitudione a stare a casa, ecco tutto questo mi sembra offensivo.
Forse, come detto da molti, Elkan non ha mai visto un centro per l'impiego, o forse non sa cosa voglia dire realmente trasferirsi di casa per cercare lavoro. Insomma, non come è capitato a lui, ben spesato per ogni necessità, ma magari dover pagare un affitto senza poter fornire la garanzia di una busta paga e dovendo ricorrere alla garanzia della pensione di un genitore; magari non sa Elkan dell'uso spropositato di contratti a progetto che, senza un salario minimo garantito, impediscono ogni forma di programmazione della propria vita.
Parla di occasioni non colte, Elkan. Ma se per lui occasione vuol dire uno stipendio di mille euro netti dovendo poi pagare un affitto di circa cinquecento euro, forse noi ed Elkan abbiamo idee diverse di occasione.
E faccia il favore di non parlare di meritocrazia lui che, appena laureato, per carità, al Politecnico di Milano, si è ritrovato a dirigere una multinazionale, è evidente, per i suoi meriti e per la lunga gavetta alle sue spalle che lo ha portato a ricoprire il suo incarico; incarico da cui non ha poi certo potuto fare a meno di decidere di andare a pagare le tasse altrove, perché, sembra chiaro, Italia e Italiani non le meritavano.
Elkan spieghi ad un giovane che non trova lavoro cosa c'entra la sua carriera con la meritocrazia, cosa c'entrino le carriere di suo fratello Lapo, dei suoi cugini. Spieghi come può parlare di opportunità il dirigente che ha assecondato Marchinne nella sua politica incostituzionale secondo cui un sindacato, se non è pronto a firmare i suoi diktat, perde il diritto di rappresentanza.
Insomma, Elkan spieghi perché lui, potente, non ha potuto fare a meno di ostentare il suo disprezzo verso i suoi sottoposti, evidentemente immemore di quanto già 2500 anni fa Solone insegnava al re di Lidia Creso, che tutte le sue ricchezze un giorno sarebbero scomparse e che solo allora avrebbe dovuto giudicare la sua felicità e la sua potenza.

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