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Katsuhiro Otomo, Akira

Akira, di Katsuhiro Otomo, tratto dall'omonima graphic novel dello stesso autore, è uno dei capolavori del cinema fantascientifico dei tardi anni ottanta. Quanto di buono e allo stesso tempo angosciante la fantascienza aveva saputo immaginare dopo la Seconda Guerra Mondiale e l'Olocausto nucleare di Hiroshima e Nagasaki, assieme all'emergere del filone cyberpunk, tutto emerge nell'opera di Otomo, assieme ad una verve mistica e ad un bisogno di purezza primigenia che richiamano tanti capolavori del genere, Blande Runner in primis.
Tetsuo, uno sbandato qualsiasi appartenente ad una gang di motociclisti, si trova coinvolto un una serie di esperimenti volti a scoprire l'energia primordiale che sta alla base della vita stessa. Alla sua ricerca si dedicano i suoi amici, Kaneda in primis, che dovranno fare i conti con una realtà inaspettata: una volta affiorati i suoi poteri, del Tetsuo che conoscono non rimarrà nulla, mentre il nuovo Tetsuo, incarnazione di un potere distruttivo e privo di controllo, seminerà il panico. L'unica speranza, se così si può chiamare, è data dall'intervento di Akira, anch'egli figlio degli stessi esperimenti che hanno portato Tetsuo alla follia e che ha raggiunto l'energia primigenia, pur venendo da essa consumato. Akira, ritornato alla vita, ferma Tetsuo, dopo che l'intero film è stato percorso dalla messianica attesa del suo ritorno. Ma l'avvento e la nuova dipartita di Akira non sono prive di conseguenze. Alla scomparsa di Akira di Neo-Tokyo non restano che le macerie, e i raggi di luce che compaiono allo sparire delle nubi non fanno altro che ricordare che il compito dei sopravvissuti sarà la rinascita.
In Akira quindi troviamo mescolarsi molte delle suggestioni della fine del ventesimo secolo: lo scoppio delle violente  proteste giovanili all'affacciarsi della crisi economica degli anni novanta, un mondo di disadattati al margine della società, l'attesa di una redenzione che provenga da istanze spirituali, la paura di un nuovo olocausto bellico, l'orrore per una politica corrotta e impotente.
Akira racchiude tanto di quanto è stato e in parte è ancora l'uomo dell'Occidente post-industriale, smarrito e impaurito, figlio della tecnica e a caccia di qualcosa che possa ancora nutrire la sua speranza.
Akira è quindi una pietra miliare della fantascienza moderna, un fumetto da leggere e un film da vedere assolutamente per chiunque voglia capire un po' meglio il perché in certi casi la storia di genere possa assurgere al grado di capolavoro.

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