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Uno a zero, ma attenzione al contropiede.

 

Dopo il voto di fiducia in Parlamento e la spaccatura di fatto del PDL, va riconosciuto a Letta di essere riuscito in qualcosa in cui il PD da anni fallisce, vincere. Letta ha vinto una battaglia parlamentare contro chi lo voleva fare cadere, certo, giocando d'attacco sul fronte nemico, lusingandone l'area governativa, inducendola a creare un filone sempre più vicino a CL (e solo il destino conosce quanto pagheremo in futuro questa decisione). Ma si tratta della vittoria di una battaglia, non di una guerra.

Certo, sembra vero che da oggi Berlusconi conti molto meno in Parlamento, ma ne siamo sicuri? La scelta apparentemente ridicola del fare retromarcia e votare la fiducia ha in realtà una sua logica: mette in difficoltà gli scissionisti mostrando un lato ragionevole del leader e lo fa ancora salire sul carro del vincitore, ben consapevole di come la memoria degli Italiani abbia breve corso. Quando ci sarà da vantare il governo Letta, anche Belusconi lo potrà fare, mentre comunque è sempre disponibile la possibilità di lamentarne il fallimento e di epurare chi lo ha costretto a questa miserabile sconfitta.

Se non avverrà la scissione la vittoria sarà mutilata, Berlusconi avrà ancora armi da giocare e il suo ricatto sul paese sarà ancora ben presente. D'altro canto gli scissionisti sanno bene che senza Berlusconi, alle prossime elezioni, sono ben poca cosa, in un campo in cui già in passato hanno fallito ben altri calibri, come Fini e Monti.

Così Alfano e soci avrebbero dovuto oggi sperare che Berlusconi li costringesse alla scissione con le sue scelte irresponsabili, ma il caimano, oggi più un camaleonte, ha ben compreso la posta in palio e rapidamente è ritornato sulle sue scelte. Se Alfano e compagnia cantante vorranno andarsene dovranno farlo per loro scelta, per volontà di potenza, perché il leader è stato alla fine disposto a scendere a più miti consigli. Oggi gli scissionisti possono cantare vittoria, ma il loro desiderio di separarsi dal resto di un PDL sempre più estremista diventa ora più difficilmente comprensibile per un elettorato ancora fortemente legato a Silvio Berlusconi.

Insomma, quello che oggi appare come un risultato positivo per l'anti berlusconismo rischia invece, se si deciderà di giocare secondo le regole del vecchio caimano, in una sconfitta. Perché dopo vent'anni ancora non capiamo che Berlusconi non si batte con magie di palazzo o con legittimi interventi della magistratura, ma culturalmente, riuscendo a diffondere un progetto di Italia diverso dall'Italia gaudente, irresponsabile e libertina portata avanti negli ultimi vent'anni.

 

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