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Sulle parole di Giovagnini

Onestamente non capisco il perché della polemica sulle parole del ministro Giovagnini. Per intenderci, il ministro ha definito "inoccupabil" gli Italiani a seguito della pubblicazione dei dati OCSE che certificano, come già si sapeva, le scarsissime competenze dei nostri compatrioti nella comprensione e nell'uso della lingua italiana e nella matematica. Dati già immaginabili, dicevo, se pensiamo a quanto già pubblicato da Tullio De Mauro, che parla di un settanta per cento di Italiani che non comprendono un testo complesso.

Di fatto, piaccia o no, gli Italiani rispetto ai coetanei degli altri paesi OCSE sono inoccupabil o comunque destinati a mansioni inferiori.

Polemica inutile, quindi. Piuttosto occorrerebbe discutere dei perché. Inutile risulta l'intervento di Vittorio Feltri che riduce il problema alla mancanza di competenze pratiche, sdoganando l'ignoranza come un problema di poco conto per chi si dedicherà ai lavori manuali. Insomma, un articolo figlio ci una visione ben precisa, di chi pensa che la cultura sia importante solo per una certa élite.

Meglio, decisamente meglio, Gramellini. L'ignoranza italiana è figlia di una scelta politica bipartizan e ormai vecchia di vent'anni. Sono vent'anni che i fondi per l'istruzione e la ricerca vengono ridotti, si decide che la figura dell'insegnante o quella del ricercatore sono meno importanti di tronisti e conduttori televisivi, si decide che puntare sul digitale terrestre sia più importante che puntare sulla rete internet. Insomma, di cosa stiamo parlando? Parliamo di ministri che hanno legiferato infischiandosene della Costituzione e del bene comune. E ora ne paghiamo le conseguenze. Tutti.

 

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