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Giocare con la lingua, Oblio, D. F. Wallace

Lo strumento principale di ogni scrittore contemporaneo è, a mio avviso, la lingua: in un certo senso, dimmi che lingua usi e ti dirò chi sei. Quasi sempre le scelte linguistiche degli scrittori sono consapevoli, l'uso di sintagmi, frasi, periodi, persino un certo font piuttosto che un altro, tutto ciò appartiene al patrimonio di strumenti che uno scrittore adopera consapevolmente. È vero pure che alcuni scrittori preferiscono una lingua poco curata, una scrittura di getto, ma anche in questo caso, a ben vedere, si tratta di una scelta e di una volontà stilistica ben precisa.
Raramente però ci si imbatte in scrittori in cui l'uso della lingua arriva ad una profondità così abissale da toccare la riflessione filosofica: è il caso del sempre più compianto David Foster Wallace e del suo libro Oblio, racolta di racconti in cui, tra gli altri temi, non può non spiccare la riflessione linguistica, spinta ai limiti del parossismo.
In questa raccolta osserviamo esperti di statistica spingersi nella raccolta analitica dei loro dati d'analisi sino al punto di confondere la realtà che indagano e l'inconscio che la nega, o, per rimane sul gioco linguistico, la follia del maestro d'elementari che imbratta la lavagna, in un raptus di follia, con la parola UCCIDILI, apparentemente di facile interpretazione, ma in realtà al centro di un cortocircuito linguistico, assenti mittente e destinatario di quel messaggio. Gli esempi si sprecherebbero, in un turbinare di lingue e di paradossi, tutto mette in risalto di questo genio, David Foster Wallace, che non per nulla è il più influente modello letterario per chi si affacci oggi sul mondo della scrittura. Un modello che porta all'estremo una riflessione, quella sulla funzione della lingua nella scrittura contemporanea, vecchia ormai d'un secolo, ma da cui sembriamo non poterci liberare, come se nel mondo dell'informazione accessibile a tutti, la funzione poetica della lingua, quella che regola il modo stesso in cui usiamo la lingua e il nostro lavorio sulle sue convenzioni, sia per tutti più importante della fuzione referenziale, ovvero della stessa realtà. Con buona pace del New Realism.

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