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Kyenge, ovvero la misura dell'ignoranza


Più volte su questo blog ho parlato della becera ignoranza che spesso pervade il nostro paese, fino alla sua classe dirigente. Ultimo esempio, ormai ricorrente in realtà, è la congerie di insulti nei confronti del ministro Kyenge, reo, pensate un poco, di essere di colore, di origini congolesi anche se con cittadinanza italiana e impegnata nella politica italiana da anni, e per di più di sinistra. Insomma, il male assoluto per la sonnacchiosa e conservatrice società italiana.
E così di giorno in giorno fioccano le contestazioni per il ministro, gli insulti, le minacce, i lanci di banane. Tutto molto folkloristico, se non si trattassero, occorre dirlo con forza, dei peggiori segni di un razzismo strisciante che da tanto serpeggia nel nostro paese. Perché, è inutile nascondercelo, per molti di noi i migranti sono degli invasori, delle rotture di scatole, andrebbero tenuti fuori o cacciati, come nello scandalo kazako, con buona pace di diritti umani, diritto d'asilo, fuga dalle guerre e dalla fame.

Spesso tendiamo a giustificare questi atteggiamenti dicendoci che l'Italia è un paese di recente immigrazione, che sta affrontando solo ora le problematiche legate alla globalizzazione e alle migrazioni. Che è poi un modo, tipico, per non prenderci delle responsabilità.

Il razzismo è razzismo, anche se lo chiamiamo con un altro nome. Che si rivolga contro le persone di colore o contro qualsiasi altra minoranza. È razzismo quando una maggioranza pretende, in forza del suo numero, di zittire una minoranza, di non ascoltarne le richieste, le necessità, di non tutelarne i diritti, perfino di ignorarli o di negarli. Per questo le espressioni del becero razzismo contro i migranti in questo paese si accompagnano con le espressioni di fobia nei confronti di tutto ciò che viene ritenuto diverso. Per questo si citano fantomatiche condizioni naturali dell'uomo violate dalle minoranze.

L'ignoranza è una condizione, non può essere considerata un diritto. Chi si nasconde dietro di essa e l'asseconda con la demagogia e il calcolo politico è reo di uno dei peggiori reati, dell'istigazione alla violenza, e se ne deve assumere la responsabilità, politica, civile e penale
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