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In difesa di Valentina Polini


Molti dei miei lettori probabilmente non hanno idea di chi sia Valentina Polini. Onestamente, fino a qualche tempo fa neanche io ne avevo idea. Poi, complice una collega universitaria e amica in comune, mi sono trovato a leggere quanto questa giornalista/blogger scrive, e ho potuto osservarla nel suo impegno civile per la legalità e una buona politica nella mia terra siciliana, così come nel suo impegno per il Medio Oriente.
Alla luce di tutto ciò trovo vergognoso dover leggere che una persona simile, presa dallo sconforto, possa pensare di smettere di scrivere. Non per delle ragioni private, personali, ma spossata dagli attacchi di chi lei contesta, arrivati al punto di dileggiarla ed offenderla per strada con accuse e ingiurie irripetibili, che ne colpiscono la dignità di donna e di persona.
Colpire qualcuno nell'animo, minarne la credibilità con accuse risibili e, peggio, minarne lo spirito con offese, tutto ciò non ha a che fare né con il confronto di idee né con la politica. Si chiama con un nome ben preciso, ovvero fascismo, nel senso più becero del termine; nel costante bisogno di censurare le idee altrui perché scomode, nel voler tenere chiusa la bocca di chi può e vuole mostrare il fango nascosto sotto le belle apparenze. È un vecchio modo di intendere la politica e la Sicilia, un modo che non condividiamo più, sia chi in Sicilia è rimasto e vive questa terra, sia chi, come me, è dovuto emigrare per vivere. Il senso dello stato appartiene a noi, e voi siete solamente una razza in via d'estinzione
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