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Quando la scuola lavora per Microsoft, ovvero, se l'INVALSI non è Open



Già più volte ho segnalato su questo blog come la digitalizzazione della scuola pubblica sembri procedere senza un progetto chiaro o delle linee guida semplici e inappuntabili. Ciò malgrado vanno riconosciuti i meriti di alcune iniziative, come la più volte citata Generazione Web, o l'azione degna di lode di tutte quelle scuole che hanno deciso di autoprodurre i propri libri di testo. Ciò malgrado, dicevo, di tanto in tanto giungono chiari segnali, o dalle case editrici o dallo stesso Ministero, di incompetenza, se non di tentantivi di approfittare della situazione.

Non mi scaglierò contro l'INVALSI come molti: certo, l'istituto va rivisto, così com'è è davvero poco utile se non per attacchi ideologici e localistici, ma uno strumento per una valutazione oggettiva degli insegnamenti in Italia è necessario, e al riguardo il nostro ritardo è cronico. Certo, se all'INVALSI, già così contestato, aggiungiamo l'incompetenza informatica di chi lo gestisce...

È o dovrebbe essere risaputo che la pubblica amministrazione, per legge e per richiesta dell'UE, dovrebbe adoperare software aperto e standard aperti per la propria documentazione. Così però non avviene con le griglie di valutazione delle prove INVALSI, spedite dal Ministero alle singole scuole sotto forma di Macro Excel, non funzionanti se non con Microsoft Office. Per inciso, solo con Office 2003 nella mia esperienza, ovvero una versione pure datata, adoperando tra l'altro un protocollo ormai superato dalla stessa casa produttrice e detentrice dei diritti. Insomma, un fallimento su tutta la linea, soprattutto se si pensa alla necessità di trasparenza della Pubblica Amministrazione e alla richiesta sempre più pressante di competenze informatiche da parte dei docenti (si veda al riguardo il regolamento dell'ultimo concorso a cattedra per docenti).
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