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L'imbroglio di chi parla d'imbroglio dei testi digitali. Conclusioni su un anno di Generazione Web

Anche oggi tocca leggere, di preciso su Orizzontescuola al seguente link, di gente che parla a vanvera della digitalizzazione scolastica.
Di preciso, leggendo l'intervento di Davide Rossi, vengono in mente le seguenti obiezioni:
  1. Si lamenta che dei libri digitali vengono acquistate le licenze d'uso, che possono durare tempi limitati. La domanda è, dov'erano gli insegnanti quando hanno approvato il progetto Generazione Web nelle singole scuole? A che serve, a che pro il lamentare una propria ignoranza? Perché approvare qualcosa che non si conosce approfonditamente e poi lamentarsene è solo simbolo di dabbenaggine.
  2. Vero è che i libri forniti spesso sono stati dei meri PDF, ma con le opportune applicazioni anch'essi sono comunque editabili. Detto questo, non è che chi condanna l'uso del tablet perché costringerebbe ad essere concentrati sul mezzo più che sul fine, a sua volta non fa altro che concentrarsi sullo strumento didattico, l'unico che conosce, il libro di testo cartaceo, senza alcuna minima voglia di sperimentare o di scoprire che la conoscenza sta fuori da quelle pagine rassicuranti?
  3. E così giungiamo all'ultimo punto. Ci si lamenta della scarsa multimedialità di questi testi digitali, demandando allora all'uso di risorse come Wikipedia, che si ignora essere non una fonte ma un contenitore di fonti; ci si lamenta poi dell'impossibilità di un mercato di seconda mano di tali testi digitali. Vale qui ricordare che il testo scolastico è coperto da diritti d'autore, che dietro di esso non c'è solamente un lavoro di collazione, ma dovrebbe esserci sempre un approfondito lavoro di ricerca; consigliare quindi un mercato dell'usato per i testi scolastici vuol dire favorire l'evasione del diritto d'autore di chiunque abbia lavorato a questi testi, oltre a favorire pratiche dannose per la didattica (sappiamo tutti che l'alunno che usa un testo già sottolineato avrà la tendenza ad appiattirsi sul lavoro svolto da qualcun altro). Inoltre, vista la duttilità del mezzo informatico, perché i docenti non approntano, come si fa in molte scuole, un loro testo? Le possibilità non mancano, i mezzi pure, le fonti in rete sono moltissime, e di certo un insegnante che sia tale, in team ad esempio nei dipartimenti per materie, dovrebbe avere la capacità e la possibilità di andare a costruire un testo ritagliato sulle esigenze della propria classe.
    Ma a questo punto emerge l'arcano: la scarsa volontà di mettersi in gioco dei docenti che lamentano uno strumento che non vogliono imparare a conoscere e ad adoperare. In un anno di sperimentazione con il testo digitale nelle mie classi abbiamo dovuto metterci tutti in gioco, alunni e docente. Abbiamo tentato di approntare strategie diverse, abbiamo usato modalità d'apprendimento tipiche del learning by doing, le webquest, abbiamo vagliato le fonti in rete, realizzazto una webzine, approntato due saggi in formato epub; abbiamo adoperato mezzi sostitutivi del testo digitale, presentazioni, slides, condiviso materiali in rete, realizzato i podcast delle lezioni frontali per renderle fruibili agli alunni assenti o con disturbi dell'apprendimento; senza con questo escludere a priori anche l'uso del testo scolastico tradizionale e di quelli cartacei. I risultati sono stati migliori nelle classi più aperte alla sperimentazione, lì dove il consiglio di classe non si è spaccato in una polemica controproducente fra favorevoli e contrari, ma si è impegnato nel far comprendere ai discenti che queste modalità d'apprendimento, con la giusta motivazione, possono essere proficue quanto, se non di più, modalità d'insegnamento più tradizionali.
     

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