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Distanze, Sebastiano Valentino Cuffari

Distanze

A. conosce B. a lavoro, un piccolo ufficio della Motorizzazione. I due sono giovani, fra i pochi in quel posto di lavoro sperduto e poco gratificante. A. inizia a raccontare a B. la storia della sua vita, di come da piccolo avesse sempre trovato interessante studiare le stelle e i pianeti, prima appassionandosi ai miti su quei corpi celesti, poi all’astronomia come scienza. B. ascolta, tra un documento e l’altro, senza mai obiettare, senza mai dare la sensazione di annoiarsi o di volersi trovare altrove.
A. e B. cominciano a frequentarsi: qualche birra, qualche aperitivo, una, due, tre cene assieme. Senza accorgersene i due si sono innamorati l’uno dell’altra. Senza volerlo, la loro vita si è incanalata nel rassicurante alveo del Fiume Delle Cose Così Come Dovrebbero Essere.
A. e B. in fondo non si conoscono, ma non è questo ad essere importante.
B. un giorno deve partire, va a trovare un amico che non vede da tempo, un compagno di studi dei tempi dell’università. B. è indeciso, non sa se portare con sé anche A.. In fondo si conoscono da poco, si dice, forse è meglio aspettare.
Così B. parte, va in Danimarca, (l’amico ha fatto carrierà lì, ora dirige una piccola azienda che si occupa di imballaggio). Quando si ritrovano, B. e il suo amico, B. Sente di riscoprirsi, di riconoscere una persona che non vedeva più da tempo. B. e l’amico parlano, ricordano i vecchi tempi. Erano giovani e spensierati all’epoca, tutto ciò che poteva interessare era allora lo studio e il sesso, non per forza in quell’ordine. Avevano delle ambizioni all’epoca.
B. scopre suo malgrado, in Danimarca, lontano da tutto e da tutti, se non il suo amico dei tempi dell’università, che la vita gli ha già tolto tutto, a trentacinque anni, e che quanto aveva desiderato per sé da giovane, tutto era scomparso nella routine delle cose. Cose che, per inciso, non aveva neanche mai desiderato.
B. Telefona ad A.. La telefonata è breve, contraddittoria, alogica. B. ha scoperto di avere bisogno di tempo, di ritrovarsi. Forse è la distanza, forse è lui, ma sente che qualcosa è cambiato, o forse è solo lui ad essere diverso. Forse è diverso persino da ciò che ha sempre pensato di essere.
Figuriamoci A.
A. rimane senza parole, letteralmente. Per mesi non parla con nessuno, la depressione lo vince. Non torna a lavoro, vive solamente dei pochi soldi messi da parte per poter vivere con la persona che ha deciso di avere la delicatezza di comunicare per telefono la sua scelta di andarsene via.
Gli amici della coppia, come è facile immaginare, si trovano in difficoltà. Gli uni spariscono per non doversi trovare a scegliere per chi parteggliare, gli altri si dividono a seconda delle preferenze, antipatie, simpatie, desideri.
Passano gli anni.
A. ha finalmente ricominciato a parlare. Ora vive da solo, è già vicino ai quaranta. Il lavoro come impiegato è rimasto più o meno lo stesso, una piccola promozione qualche gratificazione di poco conto. I capelli sono un po’ più radi, la vista un po’ più annebbiata.
B. è tornato dalla Danimarca, ora vive con un’altra persona; si è rifatto una vita, forse ha finalmente trovato quello che cercava, forse non ha mai cercato davvero, o forse, più semplicemente, ha scoperto che ciò che cercava non era mai esistito. Di fatto A. e B. non si vedono da anni.
B. deve recarsi alla Motorizzazione, deve rinnovare la patente. Lo fa con un misto di paura e di desiderio. Non sa che fine abbia fatto A., se lavori ancora lì o se sia sparito in qualche angolo recondito dell’universo.
Non importa, non si incontrano, quel giorno A. non lavora. Quando lascia l’ufficio, B. è sollevato e deluso ad un tempo. Le due vite parallele non si incontreranno più, mai più. Così pochi metri di distanza sono ormai uguali ai chilometri che li hanno divisi. Un giorno rimpiangerà tutto questo, il semplicemente sentirsi vivi, il sentimento della vita che scorre e delle sue emozioni che sfuggono come sabbia tra le dita.
Un giorno A. si reca al supermercato. È tardi, ha fame, sonno e bisogno di una doccia. Non ha intenzione di perdere tanto tempo, ma la stanchezza lo costringe a percorrere quelle poche centinaia di metri che lo separano dai carrelli della spesa con una lentezza asfissiante. Al parco dei bambini giocano sotto dei salici, rincorrono un pallone e un cane, mentre delle donne, in disparte, li osservano. Alcune chiacchierano tra di loro senza badare ai passanti, gesticolando con le mani aperte e le borse a tracolla. Un SUV gli taglia la strada.
Quando raggiunge il supermercato, A. si accorge della massa di gente che lo affolla, istantaneamente sospira, smarrito. Si aggira svogliato fra i reparti seguendo un percorso mistico che lo guida dai detersivi ai surgelati passando per il pannolini e i proteggi slip. Quando vede un ragazzino cadere di fronte a sé, si ferma, stupito, ad osservarlo, prima di porgergli una mano per risollevarsi.
Alla cassa A. cerca di accatastare nelle buste quelle poche cose che ha comprato il più in fretta possibile, poi, senza voltarsi, percorre il lungo e pallido corridoio e si immette attraverso l’uscita nello spiazzale antistante. Una donna, forse avrà vent’anni, così giovane, esce di casa. Potrebbe quasi essere sua figlia. Ha il viso squadrato, degli occhiali che le scendono dal naso sporgente. Non si direbbe una bella donna. A. la osserva, si pone delle domande. A. si ferma mentre la donna si allontana, va di fretta, apre la portiera di una macchina e sparisce all’interno; mette la prima, una rapida occhiata alla strada, è sparita. Chi era? A. si chiede se quella donna è mai realmente esistita. Cerca delle risposte che vadano oltre i suoi sensi, ma non le trova. Nel farsi delle domande, A. si scopre vivo, e in quello stesso momento A. ha chiaro che la sua morte è iniziata.
A. prende il telefono. Compone il numero di B. Non lo componeva da anni, non sa se il numero è rimasto lo stesso. Il telefono squilla, squilla a vuoto. Due ombre rimangono tali, se non si guarda chi le proietta.

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