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Considerazioni sul rapporto tra generazioni in Italia

A sentire i quaranta/cinquanta/sessantenni italiani sembra tutto chiaro: la colpa dello sfascio di questo paese è tutto di quelli, di quegli adolescenti venuti su a smartphone e tablet, informatica a gogo, senza saper né leggere né scrivere, senza nozioni di matematica e scienze.

Per carità, sarà anche vero che gli adolescenti sono così, anche se non ci credo; ammettiamo pure abbiano ragione. Ma chi li ha educati così? Si sono autogenerati questi adolescenti e questi trabiccoli elettronici? Sono esseri animati questi strumenti tali da costringere come schiavi i giovani ad una colpevole sudditanza?

O forse dobbiamo essere onesti: dobbiamo dirci chiaramente che la generazione dei quaranta/cinquanta/sessantenni italiani è stata essa imbelle, irresponsabile, gaudente, ignorante e supponente. Forse dobbiamo anche dirci che il 40% degli italiani adulti, quelli che i tablet non li vogliono vedere, non sanno che il sole è una stella, non sanno collocare sulla cartina la Basilicata, non leggono più di tre libri all'anno (in questo caso la percentuale aumenta ancora) e le loro competenze linguistiche sono fra le più basse d'Europa, senza che possano nascondersi dietro la scusa dell'emigrazione; forse dobbiamo anche dirci che queste generazioni sono quelle che hanno creato il buco delle finanze dello stato, hanno diffuso il malcostume dell'egocentrismo sfrenato, soffrono di una indomabile incapacità di autovalutazione, hanno problemi francamente sconcertanti con la logica formale, che il più delle volte ignorano. Forse dobbiamo anche dirci che queste generazioni soffrono di un diffuso complesso di Peter Pan, non sono capaci di assumersi le loro responsabilità nel declino di uno stato, il nostro, e cercano un capro espiatorio in ciò che non capiscono e non vogliono capire.

Per carità, parliamo sempre di generalizzazioni. Ma una volta tanto, bisogna onestamente dirlo, avete rotto il cazzo con la retorica del si stava meglio quando si stava peggio.

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