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Qualche precisazione sull'elezione di Napolitano e sul no a Rodotà



Giusto per parlarci chiaro e per tentare di riportare tutto ad una riflessione razionale.
Napolitano è stato rieletto: in questa scelta del Parlamento, in sé, non c'è nulla di male. Lo ripeto, è una scelta legittima e conforme a ciò che la Costituzione prevede.
Detto questo, rimane però aperta la vera questione di fondo, quella sostanziale al di là della forma.
Le ultime elezioni hanno consegnato l'immagine di un'Italia spaccata in tre e con un movimento, piaccia o no, in forte ascesa. Movimento che incarna e entro certi limiti legittima delle richieste che sono comunque richieste concrete: un bisogno indistinto di cambiamento e di rinnovamento, una richiesta forte di politiche di sinistra (in realtà mescolate in maniera molto scomposta a politiche ultraliberiste o grettamente conservatrici) e la richiesta di maggiore trasparenza.
Sia chiaro anche che questo movimento, molto meno innocente di quello che riesce a far sembrare, si avvantaggia di un uso esperto dei nuovi media per aizzare le folle.

Il popolo del web non è l'Italia

Ma è al momento la parte più rumorosa, e comunque ne è parte. Non va sottovalutato ma neanche ignorato. Pena, il renderlo più forte e più violento.

Come dimenticare che la Primavera araba è nata sul web.

Mentre fuori dal Parlamento montavano queste esigenze in maniera grezza e controllate ad arte da un movimento che ha tutto l'interesse a spaccare il sistema parlamentare (non ce ne andremo finché non avremo il 100%...) il Parlamento, da più di un mese, non è stato capace di ragionare in maniera non semplicemente conservativa, ma propositiva.

Pensare che la richiesta di rinnovamento e di cambiamento sia solo un'invenzione del web, di Grillo, è ignorare la realtà. Non cercare di snidare i grillini, non cercare di farne venire fuori le contraddizioni, cogliere ciò che di buono c'è in loro, è stato semplicemente un comportamento criminale e patologico di una scarsissima sensibilità politica.
Bene ha fatto Bersani a tentare un dialogo, ma ha trovato all'interno del suo partito un muro di gomma di ipocrisia, di scarsa lucidità o più semplicemente di ignoranza e stupidità. Guardiamo ai Fioroni, alle Bindi, ai Renzi, tutti quegli uomini che hanno mal digerito il dialogo con il M5S, il tentativo reale di proporre qualcosa di nuovo o, semplicemente, il tentativo di fare un governo.

Mi riferisco all'anima ex democristiana del PD, arroccata su posizioni scomparse da cinquant'anni, incapace di capire che viene votata solo per una legge che non permette di scegliere i propri candidati perché, se gli elettori del PD avessero potuto scegliere, non avrebbero votato gli ex democristiani nel PD, ma semplicemente gli uomini che più rappresentano la sinistra in Italia.

Mi riferisco poi al rottamatore, Renzi, quell'ometto che in realtà vuole rottamare solo i suoi nemici nel PD, coloro che gli hanno impedito di candidarsi come Presidente del consiglio. Renzi, l'uomo che guarda a destra, l'uomo che ha impallinato Marini, l'uomo che ha bruciato Prodi tentando di tradire SEL e Vendola. Se è questo il nuovo del PD, tanto vale tornare tutti a casa.



In questo psicodramma collettivo è stato stupido non confluire sul voto per Rodotà: non perché Napolitano sia stato un cattivo presidente, ma perché Napolitano è un buon presidente per un momento sbagliato. C'era bisogno di mostrare qualcosa di nuovo, di assumersi la responsabilità di quello che si sta facendo e della situazione italiana, invece la politica si è lavata le mani del voto popolare, incapace di formare un governo e di scegliere un arbitro della partita.
Così si aizza il paese, si dà ragione a Grillo, gli si dà forza, e si dà forza alle frange estreme di ciò che si muove dentro e fuori il Parlamento.

Se si vuole ammazzare la democrazia in Italia, si è fatto tutto ciò che si doveva fare. Nelle prossime settimane, mesi, anni, ne pagheremo le conseguenze.
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