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Marini o Rodotà?

Sento da più parti levarsi gli scudi, da un lato contro Marini candidato al colle, dall'altro contro Rodotà. In un caso perché non sarebbe un uomo del rinnovamento politico, nell'altro perché spaccherebbe il paese.
Ma di che stiamo parlando? Si tratterebbe di due scelte politiche parallele e speculari. Marini, uomo per l'accordo con Berlusconi e il suo 30% di Italiani, Rodotà, uomo di sinistra, per cercare il consenso del 25% di Italiani che hanno votato Grillo. In entrambi i casi il PD compie comunque una scelta politica, politica, esatto, che non avrebbe in nessun caso a che spartire con la società civile e il rinnovamento della politica di cui parlano i giovanilismi alla Renzi o alla Grillo. Si tratta esclusivamente di una scelta tattica, verso che area vuole il PD orientare il paese e quanto a lungo vuole cercare di fare sopravvivere questa legislatura. Niente di più. Certi proclami, certi veti, sono solo il segno di maneggioni della politica che, armati dell'arma spuntata di un rinnovamento degli uomini, non realmente dei metodi, vogliono accentrare su loro stessi l'attenzione dei media, perché l'importante non è essere realmente nuovi o alternativi alla vecchia politica (figuriamoci, Renzi è il D'Alema dei nostri tempi, Grillo adopera le tecniche retoriche del peggior berlusconismo) ma solamente apparire.
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