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Cronaca di una gita: day one

Sono le quattro del mattino, la sveglia suona, la colazione rapida e poi via, sotto la doccia. La partenza si avvicina.
Il treno delle cinque e trenta viaggia puntuale ed è incredibile scoprire quanta gente viaggi verso Milano a quell'ora. Il cambio e poi via verso Lodi, in attesa di un Intercity che, in sei ore, ci porterà a Roma.
Arriviamo alle tredici, già devastati: dopo aver scaricato i bagagli, ci incamminiamo verso il museo dell'Ara Pacis. L'edificio, eccessivo, soverchia la classica e un po' retorica bellezza del monumento, sminuendola.
Camminando per la città si rimane estasiati per la barocca bellezza della Roma dei papi, per i millenni di storia che si rincorrono e accavallano, per il caos calmo di una città maestosa e sonnolenta, in cui le memorie si stratificano senza cancellarsi, le nature si mischiano in una Roma caciarona e raffinata, inno alla decadenza e alla vita.
Semplicemente meravigliosa, come la volta del Pantheon e le sue leggende, come la fontana di Trevi e le sue forme, come le mille piazze e le scalinate di Piazza di Spagna.
Insomma, Roma

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