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Il voto di protesta

A me 'sta storia del voto di protesta non convince, mi sembra tanto un ossimoro o un controsenso. Cioè, noi votiamo per eleggere chi deve governare lo stato, ovvero chi deve fare non i miei interessi, non i tuoi, ma una sintesi del bene comune. E cosa facciamo? Decidiamo di dare un voto che non servirà per governare, ma per protestare contro chi ha governato male. Bellissimo. Geniale. Peccato sia una gran cazzata.
Perché i luoghi e i modi per protestare sono altri: lo sciopero, la serrata, la manifestazione, persino L'occupazione se vogliamo. Ma arrivato al voto la protesta non ha senso: o pensi che una persona sia capace e competente, e allora lo voti, o, se pensi il contrario, ti attivi, ti proponi, sali tu in politica attivamente e fai tu in modo che le cose vadano meglio. Dire semplicemente che fa tutto schifo, che tutti sono dei ladri, dei buffoni, dei parassiti, è un modo per sciacquare la nostra coscienza dalla nostra passività, dalla nostra pigrizia e, in fondo, dalle nostre incompetenze. Perché anche quando si attua il voto di protesta non si dice altro che questo: sarà comunque qualcun altro a dover risolvere il problema, al massimo io vi mostro il mio sdegno.
Socrate insegnava che o una legge la si accetta o ci si attiva per cambiarla agendo nello stato, non fuori lo stato o contro. Il voto di protesta non è una riforma dello stato dall'interno, ma una lamentela da fuori, senza alcun tipo di impegno morale o civile. Forse ci si sentirà anche più puliti, ma questo non vuol dire che lo si è davvero.
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