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Breve saggio sulla politica in Grecia e la politica contemporanea


Dall' Epitaffio ai caduti, il famoso discorso (ricostruito) di Pericle, contenuto nelle Storie di Tucidide
(II, 40) 
40 Infatti noi amiamo ciò che è bello ed insieme frugale ed amiamo la saggezza senza mollezza, ci serviamo della ricchezza più per l'opportunità di azione che per lo sfoggio in un discorso, e non è vergognoso ammettere di essere povero, anzi è più vergognoso tentare di rifuggire con i fatti la povertà. Le stesse persone si possono occupare diligentemente degli affari domestici e politici contemporaneamente e per gli altri, che si sono dedicati ad (altre) occupazioni (è possibile) conoscere le attività dello Stato abbastanza bene. Noi soli, infatti, consideriamo chi non prende assolutamente parte a queste questioni (politiche) non quieto, ma inutile e noi stessi giudichiamo o discutiamo correttamente le questioni, dato che riteniamo che le parole non siano d'ostacolo alle azioni, anzi piuttosto non essere stati informati in anticipo da un discorso prima di andare ad occuparci di ciò che bisogna compiere con un'azione. 
La democrazia ateniese, per carità, aveva tanti, tantissimi difetto. Del resto chi volesse conoscere in maniera approfondita l'evoluzione politica della Grecia antica potrebbe partire da questa pagina per farsi un'idea. Eppure, su una serie di punti, gli antichi Greci avevano le idee più chiare delle nostre.
Partiamo da un presupposto. La democrazia, nell'antichità, era una democrazia diretta: in pratica quello che Grillo spaccia come una novità del ventunesimo secolo veniva realizzato comunemente nelle piccole città greche di 2500 anni fa. Perché? Per il semplice fatto che una democrazia diretta, in cui fra eletto ed elettore c'è un rapporto stretto, è concretamente realizzabile in piccole comunità; la realizzazione della democrazia diretta, o liquida, se volete, è molto più complicato in comunità di milioni di abitanti, dove gli interessi delle singole parti della comunità divengono molteplici. È vero, i nuovi media consentono di unire nella comunicazione le diverse parti delle comunità in maniera molto più capillare rispetto a quanto poteva accadere anche solo vent'anni fa: tuttavia quale possa essere l'uso dei nuovi media e della rete nell'influenzare l'opinione politica e, ancor peggio, nel mistificare eventuali voti, questo è qualcosa ancora da studiare ed è forte il rischio che delle elezioni in rete, obiettivo neanche troppo nascosto di alcune parti politiche, possano essere plasmate da chi la rete la gestisce (la rete, per chi non lo sapesse, è uno spazio aperto, pubblico, ma gestito da enti e società ben precise).
Un'altra caratteristica decisamente attuale della democrazia antica è la progressiva apertura verso i ceti più bassi: apertura che si realizza con uno strumento tanto ovvio quanto controverso, ovvero la retribuzione per i servizi pubblici resi nell'attività politica. Questo è un tasto dolente ancora oggi e, a più riprese, la demagogia di destra gioca su questa retribuzione per gridare allo scandalo. Si tratta, ribadiamo, di demagogia di destra, perché il finanziamento per l'attività pubblica serve, storicamente, per permettere a chi non dispone di ricchezze proprie di mettersi comunque al servizio dello stato. Un fine nobile quindi. Non per niente questa norma è sopravvissuta alle molteplici crisi della democrazia, garantendone sempre la sopravvivenza nel corso dei millenni.
Come è noto, i Greci non avevano un diritto costituito, come i Romani: tuttavia questi due popoli si caratterizzano per aver innovato anche nel sistema di promulgazione delle leggi. In particolare scoperta greca, condivisa dai Romani, fu quella del legiferare sempre partendo da principi astratti, per un sistema deduttivo. La ragione è abbastanza semplice: il legiferare partendo da vicende concrete, vicine, rischia di essere soggetto alle pulsioni delle emozioni o degli schieramenti politici. Ma il legislatore non legifera per una parte o nell'interesse di una parte, bensì dovrebbe cercare di farlo garantendo i diritti di tutte le parti che compongono una comunità, nel rispetto delle differenze. Tornando al discorso precedente, qualsiasi tentativo di riforma politica che si basi su questo o quello scandalo, e non invece su un serio ragionamento deduttivo che parta da diritti astratti e di tutti per concretizzarsi poi nelle declinazioni dell'interpretazione per i singoli, qualsiasi riforma del genere è da interpretare come una riforma fondata sulla demagogia e pertanto controproducente.
Ne I cavalieri Aristofane descrive bene l'ascesa di un demagogo a danno di un altro: l'odiato Cleone, adulatore ipocrita, è giunto al potere; solo qualcuno peggiore di lui potrà sconfiggerlo, e proprio da questo assunto un uomo da poco, un salsicciaio, attua la sua scalata sino a detronizzare Cleone. 
In questa commedia Aristofane dà un bel saggio di analisi politica, pur partendo da posizioni estremamente conservatrici. In particolare Aristofane mette in luce come, intrapresa una spirale di politica fondata sulla demagogia, nella democrazia si instauri un processo che porta alla ripetizione del processo, fino alla messa a rischio della democrazia stessa (il processo demagogico portò alla fine ai Trenta tiranni ad Atene e al processo farsa di Socrate). Quando un mondo politico si è ormai fondato sulla scalata al potere tramite la demagogia, l'unico antidoto possibile è un repulisti non delle facce, ma dei metodi, altrimenti la spirale demagogica continuerà nel suo urlare di scandalo in scandalo, di proposta farsa in proposta farsa, in quel processo insomma che da vent'anni in Italia viene chiamato con il nome, ben più neutro e adulatorio, di antipolitica
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