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Sulla scuola Mario Monti ha imparato da Berlusconi

La politica italiana dell'ultimo ventennio ci ha abituato ad una tecnica retorica ben precisa, ovvero l'arte dello spararla grossa, possibilmente una fandonia credibile, ma non esatta, che possa piacere ad una parte politica ben precisa ma che non sia per forza accettabile da tutti, e poi, visti i risultati, accreditare la fandonia come verità oppure ritrattarla con il più classico "sono stato frainteso".

È una tecnica nota, ci ricorda qualcuno, ma è triste assistere alla rapida trasformazione di una persona che aveva cominciato bene la sua azione di governo e che ritenevamo specchiata. Eppure Mario Monti già da un po' si avvale di questo sotterfugio per lanciare continui messaggi alle parti politiche che vuole conquistare/aizzare per proseguir la sua azione di governo anche durante la prossima legislatura.

Nello specifico, ieri sera su Rai3 abbiamo assistito alla solita fandonia, questa volta sul mondo della scuola, nell'attesa di giudicare le reazioni che ne seguiranno. Di cosa si parla? Nel corso della lunga intervista/monologo di Monti da Fazio, (che, per inciso, magari un giorno potrebbe anche imparare a fare da contraddittorio nei confronti dei personaggi che giungono al suo salotto e, se non lo sapesse fare, gli suggeriamo di guardare magari il Letterman Show su Rai5) il Presidente del Consiglio ha sostenuto che gli insegnanti si comportano come una casta in maniera conservatrice, portando come esempio il rifiuto di lavorare due ore in più alla settimana, cosa che avrebbe, a suo dire, migliorato la didattica.

Allora, che la classe docente si comporti come una corporazione è, in sé, un'asserzione che per sommi capi posso anche sottoscrivere. Del resto l'ho sostenuto io stesso in passato su questo stesso blog. Ciò che non funziona nel discorso di Monti sono proprio i dati che vengono citati, il tutto condito al solito dalla stucchevole retorica europeista del"è l'Europa che ce lo chiede".

Intanto le ore che il governo Monti e il ministro Profumo volevano imporre agli insegnanti erano sei e non due in più a settimana, variando un contratto già esistente senza consultazione dell'altra parte in causa (fandonia quindi e violazione della costituzione e delle norme sui contratti di lavoro, in pratica quanto basterebbe per ricorsi milionari da mandare sul lastrico, ancora una volta, lo stato). In secondo luogo non è affatto vero che l'aumento delle ore migliorerebbe la didattica, non per niente il numero di ore frontali dei docenti italiani sono esattamente nella media europea e quindi delle due l'una: o Profumo e Monti sono talmente geniali e ferrati nella didattica da saperne di più di tutti i pedagosti europei, o anche questa è una castroneria.

Purtroppo la casta dei docenti è anche una casta abituata a gridare poco, e così vedrete che questa congerie di bugie passerà nel silenzio, insinuandosi nell'opinione comune. Oppure, di fronte alle proteste, anche Monti potrà dire tronfio, sono stato frainteso.

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