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Sulle origini giudaico-cristiane dell'Europa, il concetto di origine e di tradizione

Le origini giudaico-cristiane dell'Europa sono uno dei miti ricorrenti della storiografia e della politca europea contemporanea. Di certo questa invenzione storiografica ha una sua ragione storica e politica, non è campata in aria come altre invenzioni, si pensi per esempio alla Padania (rimando ad un mio vecchio post, La Padania, questa sconosciuta, storia e ragione dell'invenzione di un mito.
Sulle origini di questo mito molto si può discutere: innanzi tutto l'interesse di parte della politica europea a rivendicare delle tradizioni comuni che distinguano da vicini, talora anche molto "espansivi". A ragione, seguendo una banale cronologia dei fatti europei, si potrebbe concludere che dal Medioevo ad oggi ciò che ha tenuto insieme il Vecchio Continente sia stata la religione cristiana.
Nulla da eccepire.
Ma quale religione cristiana?
Qui le cose cambiano: pensiamo alla riforma luterana, a quella anglicana, alle eresie, al Calvinismo, allo strabordante e bigotto Cattolicesimo, alle mille e più sette di matrice cristiana, spesso molto diverse l'una dall'altra.
È davvero questa la matrice comune dell'Europa? Se così fosse, la matrice comune del continente sarebbe nient'altro che l'idea stessa di differenza e divisione.
Un inciso: io non riesco poi a vantarmi di avere come origine una cultura che si fonda sul sacrificio di un uomo, un giusto, e che ha per secoli segregato e discriminato ogni forma di diversità: donne, diversità sessuali in genere, divergenze culturali e di credo.

Qualche forza politica allora si affaccia ancora oltre, richiamando le ascendenze pagane, greco-romane. Ma questa illustre famiglia non può di certo comprendere il ramo gallico dell'Europa o quello Germanico, men che meno quello Slavo. E non c'è neanche da pensare di andare a ripescare gli Indoeuropei, popolo di cui sappiamo soltanto che va teorizzata la loro esistenza; useremmo un mito (nel senso letterale di racconto) per spiegare un altro mito.

A rigore potremmo cercare altre ascendenze, non poi così gratificanti per chi vuole affermare, sottintendendola, la superiorità culturale dei popoli europei sui vicini di casa. L'Europa mediterranea potrebbe facilmente trovare radici comuni nel mondo mediterraneo, ampliato alle sponde meridionali e orientali del mare nostrum, mentre per il mondo germanico, quello slavo, quello gallico, illustri genitori andrebbero cercati altrove, muovendoci verso mari ben più freddi.

Ma tutto ciò, in fin dei conti, a che scopo?
Se la ricerca storica, archeologica, antropologica non fa altro che confermarci che lo spasmodico desiderio di genitori esclusivi che ci distinguano dai nostri vicini è per molti versi destinata a fallire, perché voler per forza tracciare dei confini anziché alzare dei ponti verso chi ci sta intorno? Perché cercare per forza ciò che ci distingue, anziché puntare a ciò che ci accomuna?

In quest'ottica il concetto stesso di tradizione e di origine è limitante, frutto di becera politica e di chiusura mentale. Chi ci vuole semplici cittadini di un'Europa che sia di origine giudaico-cristiana, celtica, mediterranea, germanica, slava o quello che volete, ci vuole semplicemente cittadini segregati in una piccola Europa, anziché cittadini cosmopoliti, viandanti in un mondo di eguali

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