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La giornata dell'insegnante: e io ringrazio ancora i miei alunni

Ieri s'era una mia ex alunna mi ha mandato un messaggio, a suo modo commovente: mi ringraziava per averle trasmesso la passione per lo studio e mi diceva che, forse, senza l'anno trascorso assieme non avrebbe compiuto la scelta che ha fatto nel proseguire gli studi. Immaginate come ci si sente a leggere una cosa del genere, sono di quelle cose che ti risollevano la giornata.
Senza dimenticare che il merito dei progressi dei miei alunni, di tutti, è esclusivamente loro. Il più grande insegnante della storia, a suo modo, Socrate, insegnava la sua unica certezza, il sapere di non sapere nulla per certo. Se c'è una cosa che mi preme trasmettere è proprio questa, l'arte del dubbio.
Non sono di quelli che pensano che i cori da stadio degli ex alunni indichino che sei un buon insegnante: quelli si ottengono anche permettendo semplicemente di non fare nulla in classe e fingendoti amico dei tuoi allievi. Ma se c'è una cosa che ho imparato da questi pochi anni di insegnamento è che i ragazzi sono ricettivi, come spugne, capiscono, assorbono, si accorgono di chi si sforza per loro e di chi li ha mollati, e questo segna davvero il rapporto. Più dai, più cerchi di dare loro, più ti stimeranno, al di là delle dimostrazioni d'affetto.
Io i volti dei miei alunni li ricordo ancora, non sono poi tanti, anche se qualche nome comincia a svanire. Però sono più le cose che ho imparato io da loro di quelle che sono riuscito a trasmettere, e finché sarà così forse sarà ancora il caso di fare questo mestiere.
Ps.
Me lo ricordo ancora quando i miei primi ex alunni, rivedendomi dopo un anno, mi dissero che, incredibilmente, passati al triennio del liceo classico si erano scoperti più preparati di quel che credevano. Non so se mentivano, ma quello è stato uno dei più bei giorni della mia carriera.


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