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Apologia del cazzeggio

Prendendo spunto da un recente articolo comparso su Rivista studio vorrei dire due paroline sul valore del cazzeggio. Argomento apparentemente abbastanza frivolo. Eppure chi di noi non ha mai provato vividamente la sensazione che un po' di sano cazzeggio gli avrebbe salvato la vita?

Ci sono giornate, mi sembra evidente, in cui la soglia di stress a cui siamo soggetti raggiungi livelli massimi di sopportazione: sono quelle le giornate in cui ci viene in soccorso il sacro fuoco del cazzeggio, quando stendersi e leggere un buon libro o un buon fumetto, ascoltare musica o vedere un film, o anche semplicemente uscire di casa e vedere il tramonto dalla panchina di un parco sono rimedi ben più consigliabili di farmaci e medicine. Con buona pace della produttività, dello stato sociale, di comunismo, marxismo, liberismo, austerity e menate varie. Quando ci condanniamo dentro gli schemi delle nostre rappresentazioni astratte e dimentichiamo che si lavor, si produce, si fatica per vivere, non il contrario, allora ci viene in soccorso il dolce far nulla.

Del resto, già per gli antichi, l'otium era ben più importante del negotium.

Con queste parole Calvino cominciava il suo Se una notte d'inverno un viaggiatore, e non credo ci sia molto altro da aggiungere

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo piú forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

Prendi la posizione piú comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giú, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.

Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava cosí quando si era stanchi d'andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere; eppure ora l'idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura.




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