Passa ai contenuti principali

Il problema non è il concorso, ma il precariato

Mi è capitato oggi di leggere il seguente sfogo di una collega, e così, su due piedi, ho buttato giù questo commento
Cara collega, sai meglio di me però che il tuo sfogo è comprensibile ma infondato. Perché quando abbiamo fatto la SSIS sapevamo che la legge prevedeva il doppio canale, e chi non lo sapeva, mi spiace, è ignoranza sua e la legge non ammette ignoranza. Sapevamo anche che l'abilitazione permetteva di lavorare, non garantiva il lavoro, sono cose diverse e sapevamo che la SSIS era abilitante, non garantiva il ruolo e che il valore concorsuale stava nel test d'ingresso. Chiunque di noi ha fatto dei progetti di vita che in un modo o in un altro modifica di giorno in giorno, a me ormai rompe chi parla di diritti acquisiti sulla base di cose che non stanno né in cielo né in terra. Chiedete a qualsiasi altro abilitato fuori dalla scuola, a chiunque abbia acquisito una specializzazione, chiedetelo se per questo accampa il diritto del posto a tempo indeterminato senza essere più valutato. Il problema della scuola non è il concorso o i costi della SSIS che abbiamo sostenuto (chiunque abbia fatto una scuola di specializzazione sostiene spese, e che diamine). Il problema vero sta nella reiterazione dei contratti da precari per tutti quelli che lavorano da più di tre anni sulla stessa cattedra, ma è un'altra aberrazione, un'altra questione. Non mescoliamo rivendicazioni autentiche con cazzate ingiustificabili.

PS.
Aggiungo a quanto detto questa considerazione a spiegazione di quanto detto sopra. Titoli e "punteggi"sono sacrosanti. Ma non è che garantiscano ipso facto il passaggio in ruolo. Il problema è che noi precari della scuola senza volerlo ci mettiamo in un controsenso: protestiamo, giustamente, contro il precariato reiterato, illegale e condannato più volte dalla corte europea e dal parlamento europeo. Allo stesso tempo accompagniamo la nostra richiesta di giustizia con la pretesa di rimanere nell'illegalità di graduatorie di merito valide da 13 anni: le graduatorie di merito dei concorsi pubblici, di QUALSIASI concorso pubblico, hanno validità triennale, con la pretesa da parte dei vecchi vincitori di concorso di non procedere con uno nuovo. Allo stesso tempo noi abilitati SSIS sosteniamo la tesi che avendo fatto la SSIS, avendo acquisito un titolo, ci spetti ora il posto di diritto (magari non è il vostro caso, ma io questa pretesa l'ho sentita varie volte), ma questo non sta né in cielo né in terra, dato che l'abilitazione CONCEDE di poter lavorare in quel settore, non lo GARANTISCE.
Ora, cosa succede secondo me a causa di questo comportamento: succede che si indeboliscono le nostre richieste legittime agli occhi di chi ci guarda da fuori questo mondo. Io faccio davvero tanta fatica a spiegare ai miei amici non insegnanti che non si fa un concorso da 13 anni perché ancora vale il precedente o che si passa in ruolo dalle graduatorie ad esaurimento senza una valutazione successiva e senza ulteriore scrematura: molti mi dicono, non riesco a capire quanto a torto o a ragione, che siamo dei privilegiati e neanche ce ne accorgiamo, che loro i concorsi zitti zitti li devono fare ogni tre anni se non ancora più frequentemente, che non esistono quasi mai graduatorie da cui ci venga chiamati ma che ci si immette in un mercato e ci si deve fare valere a suon di curricula, gomitate e voglia. Io penso che se noi insegnanti limitassimo la protesta alla sacrosanta lotta contro la reiterazione del precariato accettando il ripristino della legalità con il sistema del doppio canale riusciremmo meglio a far capire le nostre ragioni e a guadagnarci le simpatie degli altri lavoratori perché, almeno è la mia esperienza, io non vedo mai altri lavoratori che solidarizzino con gli insegnanti e due o tre ragioni per cui accade me le sono trovate




Post popolari in questo blog

Sulla violenza a scuola, sul classismo e sulle retrotopie

Sulla questione bullismo e insegnanti: fino a questa mattina lamentavo che tutti, ma proprio tutti, hanno parlato della questione senza mai interpellare la categoria (per dire, ecco una carrellata incompleta di articoli e opinioni di giornalisti vari ed eventuali: AGI, Amabile su La Stampa, Imarisio sul Corriere, Polito, ancora sul Corriere, Di Stefano, sempre sul Corriere, persino gente senza arte né parte come Lambrenedetto su Youtube si sono sentiti di dover dire la loro, infine Serra sul Corriere)




Poi sui forum e tra i gruppi della categoria ha iniziato a circolare una vignetta, che non riporterò, raffigurante un presunto insegnante d'altri tempi che rifila uno scappellotto ad un alunno, infallibile metodo educativo, e ho iniziato a pensare che forse hanno ragione i bulli, siccome so che la violenza di un bullo colpisce a scuola specialmente chi è ritenuto inadeguato al contesto, ecco, certi docenti non sono adeguati al contesto (tra l'altro stanno in compagnia di Sallusti…

Saggio breve: D'Annunzio, una vita per la bellezza

D’Annunzio, la vita per la bellezza



Sin dalla pubblicazione delle sue prime opere, Gabriele D’Annunzio è sempre stato capace di destare meraviglia, stupore e scandalo, tanto da crearsi addosso una patina di invidia e di rancori dura a sparire. Questi sentimenti di malcelato disprezzo nei confronti di questo autore trovano spesso una ragione ancora più forte di esistere nella scelta di aderire alle idee del Fascismo. Nondimeno Gabriele D’Annunzio è uomo del suo tempo: vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, l’autore è attore e artefice di quelle che sono le idee diffuse tra gli intellettuali del suo tempo, quel variegato sistema di idee e paure che viene chiamato Decadentismo.


Per i motivi sopra elencati, riguardo all'opera di Gabriele Rapagnetta, in arte D'Annunzio, è da tempo aperto un controverso dibattito. In sostanza, la questione che si pone è la seguente: quello dannunziano è reale Estetismo?

Al riguardo, con questo saggio verrà sostenunta una tesi ben precisa, ovv…