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La generazione perduta. Quando la generazione dei padri, ancora al potere, dà per spacciata la generazione di trentenni e "guarda oltre"

Ecco qualcosa di cui ovviamente si è parlato poco e niente in televisione ma che, invece, lascia capire quale sia realmente la condizione dei "quasi giovani", i trentenni, in Italia. In una recente intervista a Sette, il presidente del consiglio Mario Monti ha detto queste frasi

Che messaggio si sente di dare a quei 30-40enni italiani che sono in grande difficoltà, a coloro che sono stati definiti la "generazione perduta" in termini di mancato inserimento nel mondo del lavoro?
Le risposte corrette l'Italia avrebbe dovuto darle dieci, venti anni fa, gestendo in modo diverso la politica economica, pensando di più al futuro e un po' meno all'immediato presente. Alcide De Gasperi diceva che il politico pensa alle prossime elezioni, mentre l'uomo di Stato pensa alle prossime generazioni. Lo sottoscrivo. Quindi la verità, purtroppo non bella da dire, è che messaggi di speranza - nel senso della trasformazione e del miglioramento del sistema - possono essere dati ai giovani che verranno tra qualche anno. Ma esiste un aspetto di "generazione perduta", purtroppo. Si può cercare di ridurre al minimo i danni, di trovare formule compensative di appoggio, ma più che attenuare il fenomeno con parole buone, credo che chi in qualche modo partecipa alle decisioni pubbliche debba guardare alla crudezza di questo fenomeno e dire: facciamo il possibile per limitare i danni alla "generazione perduta", ma soprattutto impegniamoci seriamente a non ripetere gli errori del passato, a non crearne altre, di "generazioni perdute".
In pratica il presidente del consiglio dice chiaramente che, secondo lui, per tutta quella fetta di cittadini che vanno tra i trenta e i quarant'anni, quelli che insomma oggi dovrebbero essere la prossima classe dirigente e lavorativa italiana, c'è ben poca speranza, se non nessuna. La chiama addirittura generazione perduta, ci dà per spacciati, al massimo per questa generazione si possono limitare i danni. Ecco, quando quella parte di cittadinanza che, secondo i calcoli, deve ancora vivere almeno cinquant'anni, per la gran parte nel mondo del lavoro precario, viene data per perduta, allora la misura del fallimento di uno stato è evidente. Perché questi trentenni dovrebbero invece essere una risorsa, si dovrebbe avere il coraggio di ripensare il sistema ANCHE per loro.
Che la colpa di questa situazione non sia di Mario Monti è evidente, un uomo che in parte mi ricorda la condizione di Gorbaciov: presidente russo chiamato all'impossibile missione di rinnovamento dell'URSS e che, prorprio nella sua opera di riforma, ammetteva le lacune e le falle di un sistema, fino a portarlo al disfacimento. Nella sua opera di verità sul malgoverno degli ultimi venti - trent'anni, Monti ammette il fallimento di una classe dirigente miope, nonché la crisi di un sistema, la democrazia clientelare italiana che troppo a lungo ha pensato solo a raccattare voti a suon di slogan e segreti di stato, sacrificando il futuro.
Oggi intanto compaiono, ovviamente solo in rete, reazioni a quanto detto, più di orgoglio che altro perché in primis la mia generazione aveva già ben chiaro di essere stata sacrificata, non avevamo bisogno di Monti per capirlo. Ce ne siamo già accorti con la riforma Biagi, con l'incompetenza di Bondi, Sacconi, Gelmini, ce ne siamo accorti grazie ai continui insulti di Stracquadanio, Brunetta, Martone. Tutta gente che dopo essersi arricchita al tavolo del potere e del vil denaro, non ha saputo fare niente di più che, anziché legiferare degnamente e con coscienza, attaccare chi non era arrivista come loro. Monti ci dice quello che già sappiamo.
Se la volete sapere tutta, a noi non interessano rottamatori, non interessa lo spread, il differenziale, non ci interessa neanche se pagheremo in lire o in euro. Ma non accetteremo di perdere tutti quei diritti che ci avete insegnato come sacri e che oggi ci togliete, dicendo che erano solo vostri. La vostra ricchezza non si può nutrire delle nostre sofferenze.

Intanto vi lascio con il manifesto della generazione perduta

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