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D'Avenia, ovvero come andare fuori tema

 
Pochi giorni fa Alessandro D'Avenia, autore del melenzo e ipercattolico Bianca come il latte, rossa come il sangue, di cui trovate una mia recensione molto critica nel blog, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci, non ha potuto fare a meno di deliziarci con un intervento sul giornale cattolico l'Avvenire. Ora, nulla di male, se non fosse che di nuovo mi tocca criticare la, a questo punto, malafede dell'autore. Perché, in un articolo che avrebbe richiesto di trattare di ben altro, anziché commemorare Falcone o magari Borsellino, il nostro non ha saputo fare altro che raccontare le sue frequentazioni con Don Pino Puglisi, figura ammirevole nella lotta alla mafia, certo. Ma quello che mi dà fastidio veramente è il rendere una celebrazione laica dell'impegno civile il tentativo, l'ennesimo, di riabilitare una fede febbricitante e cadaverica per sua stessa colpa, a seguito degli scandali che quotidianamente la travolgono e dell'immobilismo che la vince e la perseguita, prima ancora della sua atavica supponenza nei confronti della laicità. E, per inciso, nell'ammirazione per l'opera antimafia di Don Pino Puglisi non posso non notare che, lì dove per il parroco la lotta contro la criminalità appare un dovere del suo stesso sacerdozio e della sua stessa fede, ben più grande è per me l'abnegazione di Falcone e Borsellino, umani, troppo umani, che della lotta contro Cosa Nostra hanno fatto il loro primo scopo e la loro prima fede, anteponendo ad ogni promessa di ricompensa in un altrove indefinito, il bisogno imprescindibile di giustizia qui e ora, per se stessi e per gli altri.

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