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Verso il 25 Aprile, oggi

Il punto della questione non è, oggi, se il Fascismo abbia governato bene o male il paese, certo prima della follia della Seconda Guerra Mondiale; il punto della questione non è neanche se le sue risposte al fallimento del liberismo, il crollo delle borse del 1929, se il suo corporativismo fosse la risposta corretta da dare, la mediazione di buon senso al di là della propaganda tra politiche ciecamente liberiste o marxiste.
Il punto vero sta nella contraddizione fra ogni regime e ogni democrazia. Il Fascismo può anche aver scelto delle vie condivisibili, ma lo ha fatto tramite la manipolazione dell'opinione dell'opinione pubblica e la negazione di ogni diritto e libertà. La democrazia d'altro lato, nell'uguaglianza nel voto di persone che non sono mai uguali per conoscenze e competenze, pretende anche la libertà di errore, la libertà di lasciarsi trascinare, sia verso scelte immotivate o eroismi assoluti, sia verso la follia, la dolce quiete della sudditanza, di una dittatura. Che sia la dittatura di un partito, di una ideologia o, come oggi, dei mercati e delle banche, cambia relativamente poco.

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