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Tabucchi, o dell'impegno


Non sono un gran lettore di Tabucchi, pur avendo apprezzato quanto ho letto di questo scrittore: una cosa di lui mi colpiva, sia che lo trovassi nei suoi libri che nei suoi interventi sui giornali, ovvero l'impegno. Un uomo che, al contrario di molti nostri scrittori, viveva l'opera intellettuale come impegno civile. Non solo come testimonianza, ma come vigile opera di azione, di denuncia. Un uomo che per questo si è impegnato in battaglie politiche e civili, ha temuto per il suo paese. Non per niente Tabucchi è stato il più internazionale fra i nostri scrittori contemporanei, non per niente ha legato la sua scrittura alla vita di un paese, il Portogallo, così simile e così diverso da noi. Popoli di mare, ma da un lato la grandezza di un oceano, dall'atro i confini tutti da esplorare di un mare, e l'indescrivibile desiderio, incomprensibile, di tutti e due i popoli, di dominare e lasciarsi dominare, di essere sovrano e plebe ad un tempo. La cultura che nasce lì dove più si tenta di stroncarla.
Ecco, Tabucchi è stato la pianta che continua a rinascere lì dove impunemente si getta del diserbante, forza che va oltre l'impegno a distruggere, ironia di qualcosa, l'arte, che nel suo essere arte Sto arrivando! smantellare le certezze e mettere in crisi. La sua parola, così levigata, era parola di coraggio, non la semplice luce in cui si specchia l'arte per l'arte né lo scimmiottare i linguaggi giovanilisti pur di vendere. Se Tabucchi entrerà nel canone della nostra letteratura, oggi non ci è dato saperlo: il fatto che molti critici contemporanei ne sminuiscano il valore forse è la maggior dimostrazione dell suo aver varcato gli orizzonti di attesa. Intanto, fra quanti ci hanno già lasciato quest'anno, noi piangiamo l'uomo.
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