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Scrivere, o del denudarsi

Sicuramente ci vuole una forte componente di narcisismo per scrivere. Non mi illudo, quando scrivo lo faccio perché spero che qualcuno mi dica che ciò che ho composto è un buon testo. L'appagamento di un lettore che ti dice che ciò che hai scritto lo ha stupito, entusiasmato, gli è sembrato divertente, brillante, o quanto meno non gli ha fatto schifo, è una di quelle soddisfazioni che in pochi possono comprendere a pieno. Si tratta di una di quelle emozioni intimamente legate al piacere della creazione, della manipolazione del reale. Il piacere che ne deriva è equiparabile all'orgasmo che segue alla manipolazione del corpo altrui, o del proprio. È un piacere fisico, oltre che mentale.
Ma tolta questa componente erotica dello scrivere, c'è anche altro. C'è anche il bisogno di sviscerare quell'idea che mi ronza intorno e che non vuole uscire dalla mia testa, entrata chissà come. C'è la necessita di mettere in luce cosa realmente penso di qualcosa che mi pulsa fra le mani perché sente il bisogno di uscire, perché io in primis sento il bisogno che esca. La scrittura diventa analisi di me stesso, dei miei perché, delle mie contraddizioni, delle mie ignoranze, delle mie lacune, dei miei limiti. È qualcosa di catartico, ti purifica la mente e l'anima, a prescindere dal risultato ottenuto. L'unica cosa che conta, da questo punto di vista, è non lasciare un'idea in sospeso troppo a lungo, non far sì che quella idea muoia prima di aver dato i suoi frutti, fossero anche amari.
C'è poi il bisogno viscerale di comunicare, di mettersi a nudo, di sentirsi parte di un tutto. Forse questo punto confina fin troppo con il primo, ma in un certo modo sono due cose distinte. Per quanto mi illuda di poter essere me stesso da me, sono consapevole di non esistere se non in una comunità: per questo a volte sento il bisogno di mettere nero su bianco, su carta, ciò che sono in quel momento e in quel luogo, perché l'inchiostro fermi me stesso in un'immagine che non sia la visione sbiadita che ciascuno dei miei conoscenti può avere di me dopo due ore di discussione così come dopo una vita assieme. Sia invece ciò che io voglio che gli altri sappiano di me, sia la mia immagine, la mia maschera, oltre le maschere che gli altri mi hanno incollato addosso.
Perché del resto la verità non è altro che una parola muta che nessuno saprà leggere
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