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Dell'amore

Per una volta scrivo di un argomento leggero, almeno per modo di dire. Perché poi è la ruota che fa girare il carro cieco che siamo tutti noi, quella cosa che per noi comuni mortali ancora riesce a dare un senso a giornate, mesi, anni che spesso di senso non ne hanno.
L'amore è la casa della retorica, dei luoghi comuni, del già detto, e forse davvero non c'è più nulla da dire su di esso.
Così già ne parlava Anacreonte

Ὲρέω τε δηὖτε κοὐκ ἐρέω,
καὶ μαίνομαι κοὐ μαίνομαι.

Amo e non amo,
sono pazzo e non sono pazzo.
(Frammento 46, Gentili)

Passano le generazioni ma il mistero dell'amore, quell'emozione che vince uomini e donne, che li porta a perdere il senno, a desiderare con ogni forza e al di là di ogni logica la vicinanza di quella persona e solo quella, quel mistero continua a far sognare e disperare i cuori dei romantici e non solo. Anche gli individui più razionali, quelli che nei salotti piuttosto che nelle discussioni da bar sostengono di non credere nell'amore, che si tratta solo di ormoni, anche loro se non loro in primis sono stati vittime sacrificali di cupido, hanno patito la lontananza dell'amato o dell'amata, hanno sofferto per un rifiuto così come per la fine di una storia, la separazione da una persona cara. Hanno gioito per un bacio inaspettato, un abbraccio inatteso, uno sguardo rivelatore.

L'amore parla senza parole, anche quando le parole ne comunicano la bellezza e la sacralità.
Lo si capisce ad un matrimonio, quando ciò che conta non sono le parole dei due sposi, i loro giuramenti: ciò che conta sono i loro tremiti, le loro lacrime, le parole rotte, i loro sguardi che si incrociano.

L'amore lo si può trovare ovunque, nel dito che infila l'anello nuziale come sulle scale di un albergo mentre fugge verso altre città, verso altre case, verso un addio o un arrivederci che dicono solamente che, a volte, un amore si nasconde e rischia di perdersi dietro la paura di perdere definitivamente la persona a cui si vuole troppo bene.

L'amore si nasconde, alcune volte ce lo si nasconde, per paura di stravolgere la propria vita, per paura di perdere tutto quello che a fatica si è raggiunto. A volte lo si lascia morire.
E nessuno può condannare un simile delitto, perché vittima e carnefice convivono nello stesso dolore.

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