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Stabat Mater


Consigliato da varie persone mie conoscenti, ho finalmente finito di leggere Stabat Mater di Tiziano Scarpa, libro che mi era stato presentato come entusiasmante dal punto di vista stilistico e intensamente profondo dal punto di vista psicologico.
Certamente Scarpa ha compiuto un gran lavoro di approfondimento psicologico sulla protagonista di questo romanzo, e l'impronta stilistica da romanzo epistolare sui generis è qualcosa di originale nel panorama letterario italiano. Ma da qui però a considerare questo romanzo pienamente compiuto ce ne passa. Dal punto di vista dello stile, quello che è il tratto originale del romanzo, la brevità delle lettere dell'orfana alla madre mai conosciuta, diventa alla lunga qualcosa di pesante, ripetitivo, ed in questo l'autore è stato accorto nel non dilungare ancora il romanzo, anche se la conclusione appare un po' tirata lì senza un vero perché narrativo.
Ciò che però colpisce in negativo è proprio ciò su cui di più deve essersi impegnato Scarpa, ovvero il "pensare con la testa della propria protagonista". Annullare l'autore per far vivere i propri personaggi è l'obiettivo di ogni buon scrittore, eppure, a pensarci bene, è quasi una missione impossibile. Ogni autore dovrebbe avere chiaro che il suo è un artificio, e pensare di poter sparire del tutto è come poter pensare che tutto quello che scriverà arriverà tale e quale al proprio lettore, un'utopia insomma, o, se si vuole, un incubo.
Proprio l'approfondimento psicologico risulta quindi alla lunga monotono, pesante, posticcio. È lì che paradossalmente sopraggiunge di più l'impressione della presenza dell'autore, proprio dove vorrebbe non esserci.
Un'ultima nota. L'autore stesso dice di aver scritto il romanzo come omaggio a Vivaldi, ma questo omaggio risulta più un desiderio dell'autore che altro, tanto il personaggio Vivaldi è evanescente.


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