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Questa è l'acqua, o del perdere la propria umanità tra razzismo e ridicolo












In questi giorni  Vice ha pubblicato uno studio sui legami tra gruppi Facebook e movimenti xenofobi e razzisti di estrema destra . Secondo il giornale online il legame sarebbe facilitato dal fatto che i social network aggregano molto facilmente e senza particolari forme di moderazione gruppi di cittadini, spesso caratterizzati proprio dallo spiccato spirito identitario e localistico, humus ideale per la propaganda di estrema destra di movimenti che, altrimenti, probabilmente potrebbero contare su una minore risonanza e un minor consenso. Dall'analisi del sito risulta anche chiaro come questi gruppi siano facilmente luoghi di diffusione di notizie false e di disinformazione, quasi sempre di carattere parascientifico o xenofobo. Bisogna d'altro canto dire che, soprattutto per quanto riguarda la propaganda parascientifica, essa non riguardi solo i gruppi identitari di destra ma sia tristemente distribuita anche attraverso gruppi caratterizzati più spiccatamente per ceto sociale o interesse politico anche di sinistra o estrema sinistra (si pensi alle prime istanze sulle presunte scie chimiche o antivacciniste).
Per quanto riguarda gli esempi di propaganda parascientifica, un esempio è stato pubblicato su questo blog.  Invece, per quanto riguarda la propaganda xenofoba, due casi recentissimi sono saliti alla ribalta, uno proveniente dalla Norvegia, l'altro dalla italianissima Palermo.
Viene oggi ripresa un po' su tutti i giornali  la notizia del gruppo nazionalista che lamentava l'invasione di donne in burqa sugli autobus , malgrado la foto in realtà riprendesse dei normalissimi sedili sgombri di passeggeri e che, solamente per un effetto ottico, quelle sedie potessero assomigliare a delle donne vestite col tipico abito di una parte dell'Islam. Invece è già di qualche giorno fa la notizia di come sul proprio profilo Facebook il principale esponente della lista Noi con Salvini di Palermo  abbia lamentato la sorprendente presenza di un clandestino disteso a riposare per le vie della città senza che nessuno facesse niente , peccato si trattasse di un ragazzo in preda ad una crisi epilettica, come giustamente segnalato da Caterina Altamore. Per la cronaca, l'espoente politico non ha poi avuto il minimo riguardo nello smentire il falso pubblicato, lasciando che i commenti razzisti proliferassero anche dopo l'essere stato sbugiardato.
In entrambi i casi due cose sono immediatamente evidenti: come prima che qualcuno si ponesse il problema dell'assurdità della condizione lamentata siano passate ore se non giorni, e di conseguenza come siano fioccati i commenti apertamente razzisti, e come di per sé le situazioni lamentate siano ridicole. Come può accadere tutto ciò? Come può succedere che centinaia se non migliaia di persone non si accorgano di falsi così evidenti, non si pongano domande un minimo critiche su quanto stanno leggendo? Sicuramente, a differenza di quanto avveniva tempo fa sui forum, le pagine Facebook sono prive o quasi di moderazione, permettendo la pubblicazione di qualsiasi castroneria. Inoltre, spesso nel frequentare gruppi o pagine preferite la soglia di attenzione e di criticità dell'utente si abbassa a tal punto da rasentare la creduloneria.
C'è poi una questione più profonda, che riguarda il nostro stesso modo di essere esseri umani. Riprendendo il mio amato David Foster Wallace nel suo discorso intitolato Questa è l'acqua, il nostro di modo di vivere la realtà prevede una configurazione di base, priva o quasi di sforzo, che ci permette di sopravvivere fermandoci tuttavia alle apparenze o alle credenze che sono ben radicate in noi. Andare oltre di esse richiede in primis sforzo, e sforzarsi in ogni situazione è faticoso, nessuno di noi lo vorrebbe fare. Questo ci spiega perché di fronte ad una situazione di relax come la navigazione sul web è così facile per noi fermarci a quelle informazioni, vere o false che siano, che confermano quanto già crediamo, senza che esse vengano minimamente messe in discussione. Ovviamente tutto ciò vale anche al di fuori della rete, sia chiaro. E qual è la soluzione per Wallace? Questa è l'acqua:

Se siete automaticamente sicuri di sapere cos’è la realtà, e state operando sulla base della vostra configurazione di base, allora voi, come me, probabilmente non avrete voglia di considerare possibilità che non siano fastidiose e deprimenti. Ma se imparate realmente a concentrarvi, allora saprete che ci sono altre opzioni possibili. Avrete il potere di vivere una lenta, calda, affollata esperienza da inferno del consumatore, e renderla non soltanto significativa, ma anche sacra, ispirata dalle stesse forze che formano le stelle: amore, amicizia, la mistica unità di tutte le cose fuse insieme. Non che la roba mistica sia necessariamente vera. La sola cosa che è Vera con la V maiuscola è che sta a voi decidere di vederlo o meno. [Traduzione di Roberto Natalini] 
Wallace, David Foster., and Luca Briasco. Questa È L'acqua. Torino: Einaudi, 2009. Print.

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