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La pubblicità e l'attacco al pensiero critico



Forse qualcuno si ricorda ancora la sciagurata campagna TV della TIM, in cui un dinoccolato PIF, nel tentativo di celebrare il canale televisivo On Demand del colosso della telefonia, tirava fuori dal cilindro una passaggio terribile: "le nuove tecnologie ci stanno dando la libertà di non dover scegliere. Non è fantastico?"
In molti hanno notato quanto quell'asserzione e quella domanda retorica dopo nascondessero delle implicazioni etiche complesse e terribili. Davvero si può ipotizzare che esista una libertà che esuli dalla scelta? Davvero si può ipotizzare che questa libertà, sempre che esista, debba essere dipendente dalle nuove tecnologie fornite, non come diritto, ma come prodotto da un'azienda privata?
Se poi volessimo volare più basso, la campagna sarebbe comunque un improprio attacco al pensiero critico, veicolando un messaggio semplicistico, il più deletereo pensiamo noi per voi, non vi preoccupate.

Sempre in questo senso si muove in questi giorni una nuova campagna pubblicitaria, questa volta della BMW, che onestamente ho sentito solo alla radio. La campagna inneggia all'innovazione in quanto tale e, ad un certo punto recita più o meno così: gli innovatori non si chiedono il perché, si chiedono solo il come.
Ora, anche qui, certi messaggi, se non opportunamente spiegati, sono quasi criminali. In queste frasi sono condensati 2500 anni di riflessione sul metodo scientifico e filosofico, e a sintetizzarle così, oltre che a dare un punto di vista quanto meno criticabile e tutt'altro che pacifico o oggettivo, si rischia di far passare come indubitabilmente giusto uno schema logico che così scontato non è.
Vero è che la scienza non dovrebbe chiedersi il "perché" (domanda teleologica), occupandosi semplicemente del "come", ma questo non esclude che, in altri contesti, quel "perché" ritorni in tutto il suo vigore, sia che sia domanda di carattere etico, sia che sia di carattere metafisico. In più, "perché?" è la domanda logica per eccellenza, il primo nostro atto conoscitivo quando da bambini iniziamo a scoprire il mondo proprio attraverso quella domanda. Questa campagna, a dire la verità una serie di campagne pubblicitarie sempre più incalzante, non fa altro che porre in discussione la stessa legittimità, da parte del cliente, del suo atto conoscitivo. Anche in questo caso, non importa che tu, cliente, conosca i perché delle cose, tanto alla fine ci penseranno altri.
Un inno all'omicidio del senso critico, un inno che è ancora più pericoloso perché implicito, nascosto, malizioso, ingannevole e rivolto non alla globalizzazione, come da più parti si legge, ma al consumo. Un messaggio che sa di capitalismo sfrenato e che, ci si augura, non avrà seguito
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