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La rivincita del paganesimo, Riccardo Campa



"Non è certo un caso che la Chiesa cattolica ha opposto una accanita resistenza al processo di secolarizzazione, nel quale ha visto la rivincita del paganesimo o, addirittura, un progetto satanico , teso a estirpare la fede dal cuore degli uomini e a spingere l’Europa tutta verso l’empietà. Donde la condanna di tutti i principi costitutivi della civiltà moderna."
Luciano Pellicani

Il volumetto La rivincita del paganesimo, di Riccardo Campa, con prefazione di Luciano Pellicani ed uscito per i tipi di Deleya editore, è una raccolta di saggi di carattere storico, sociologico e antropologico sul dibattito e sul ruolo della cultura cattolica e della cultura pagana come fondamenti dell'Europa moderna. Atraverso le pagine del volume vengono analizzati i rapporti tra questi due mondi, esemplificati nelle città di Gerusalemme e di Atene, mettendo in risalto il contrasto nato tra la cultura pagana, diffusa in Europa prima del terzo secolo d.C., e la culttura giudaico cristiana che poi caratterizzerà il continente almeno fino alla Rivoluzione francese.
Smentendo le teorie più diffuse, l'autore cerca di dimostrare come il progresso tecnico -scientifico e il miglioramento delle condizioni di vita in Europa a partire dalla rivoluzione industriale e dalla diffusione dei diritti dell'uomo non trovino alcuna ragione nella cultura cristiana, intimamente avversa alla tecnica e alla scienza, come dimostrato dall'attenta lettura dei testi della patristica, ma trovano semmai ragione nella riscoperta della cultura, dei valori e della tecnica d'epoca classica e, ancor di più, ellenistica.
Campa sostiene che questa riscoperta, cominciata con l'Umanesimo, raggiunge i primi veri e significativi risultati tra il Seicento, con il metodo scientifico di Galileo e Bacone, il Settecento, con la rivendicazione dei diritti dell'uomo, fortemente impregnati dall'individualismo tipico delle concezioni filosofiche greche, così come del liberismo economico, e l'Ottocento con la sua riscoperta della tecnica, già avviata da Leonardo Da Vinci. In particolare l'autore rivaluta l'epoca ellenistica, le sue scoperte matematiche, le sue invenzioni, un patrimonio spesso dimenticato ma che, alla luce degli studi, dimostra come la diffusione del Cristianesimo sia stata, per un millennio, un forte limite al progredire delle scienze, assieme allo schiavismo.
Il volume infine discute delle contemporanee questioni bioetiche, assumendo una prospettiva assimilabile a quelle del movimento transumanista: a partire dagli esempi della Sparta antica, di Platone e Aristotele, Campa chiarisce come la tendenza ad una selezione artificiale della specie, a partire dall'uso dell'aborto, della contraccezione o di pratiche volte al controllo delle nascite, lungi dal risultare contro natura, sono state ampiamente adoperate nelle società antiche, fondate sul principio già omerico dell'uomo kalos kai agathos.
La conclusione a cui giunge Campa è drastica: il Cristianesimo, lungi dall'essere stata la radice dell'Europa moderna, ne è semmai causa impediente, se per Europa moderna intendiamo l'insieme di Stati che si riconoscono nel valore dei diritti umani, nel capitalismo (ma ugualmente nel socialismo); credere che alla base dell'Europa stia l'opera cristiana è, per Campa, frutto della scarsa conoscenza del Cristianesimo da parte dei suoi stessi fedeli e della difficoltà che ancora si incontra, nel campo delle scienze umane, nel contestare le autorità ottocentesche e novecentesche, Max Weber in primis.


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