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Leggere Amleto

Amleto  è annoverato fra i drammi maggiori diretti da William Shakespeare. La storia del principe ereditario del trono di Danimarca e della sua sciagurata famiglia è per molti aspetti emblematico, e tuttavia difficillmente si dedica spazio alla lettura di questo testo, preferendo, come ovvio e immaginabile, fruirne durante le rappresentazioni teatrali, le messe in scena, perfino le trasposizioni cinematografiche.
Eppure il testo dell'Amleto di Shakespeare è innnanzi tutto un bel testo da leggere, che ha tanto da dare al lettore che voglia dedcarsi ad esso con pazienza ed attenzione. Infatti la lettura dell'opera richiede tempo, paradossalmente di più rispetto alla fruizione dal vivo. Forse perché i versi shaskespeariani sono talmente levigati da richiedere attenzione e cura ai dettagli anche da parte del lettore, o forse perché la lettura dona il tempo per far caso ai rimandi metatestuali, alle citazioni letterarie, o anche solo alla caratterizzazione dei personaggi. Giganteggia certo Amleto, l'eroe del dubbio, scisso, frastagliato, innamorato che non ama, vendicatore che non prova lo sdegno di Medea o l'ira di Oreste. Amleto è l'eroe che può ma non sa di volere, capace di dubitare di tutto, compresa la rivelazione ascoltata dallo spettro del padre morto. Ma nel dramma, emergendo ancor di più nello scritto, giganteggia anche Claudio, il re che potrebbe essere giusto ma non sa esserlo: Claudio ha tutte le doti per essere un buon re, vede il giusto, ha le doti retoriche e il carattere, persino il senno per poter guidare al meglio la Danimarca. Ma Claudio non sa non essere colui che ha macchianto contro il fratello, colui che ne ha sposato la vedova per assurgere al potere. Claudio sa, e non può non sapere, perché Amleto lo odia.
Di fronte a questi personaggi, le altre maschere che fanno da contorno scompaiono. Amleto è tutto in questo confronto, tra un figlio che dice di amare il proprio padre, e tuttavia non crede le sue parole, e un fratello che ha ucciso il suo re per prenderne il posto. Al centro tra questi due opposti speculari c'è la morte, come soluzione ambigua per ogni dramma della miseria umana, il morire, forse sognare che, nella sua vaghezza, muove ogni cupio dissolvi dei due antagonisti e delle marionette da essi manovrate, come Laerte. Lontano, in disparte, un conquistatore vendicativo, quel Norvegia che rigenererà lo stato dopo il bagno di sangue che ne disegnerà l'esisto.


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