Passa ai contenuti principali

Peter McPhee, The French Revolution 1789 - 1799

Peter McPhee è uno studioso australiano dell'Università di Melbourne, specializzato sulla storia della Francia moderna e contemporanea. In questo suo lavoro, The French Revolution 1789 - 1799, l'autore studia quella che è la più famosa rivoluzione avvenuta nell'Occidente, la Rivoluzione francese.
Leggendo il libro appare subito chiaro che la Francia rivoluzionaria è un paese preindustriale, in cui solo una piccola parte della popolazione vive nei grossi centri urbani, in particolar modo Parigi, e in cui il livello d'istruzione medio della popolazione è basso e comunque dipendente dall'educazione religiosa di base, fornita dai preti diffusi nelle campagne francesi. In questo contesto agiscono anche intellettuali illuministi che, partendo dagli assunti e dalle conclusioni raggiunte nella di poco precedente Rivoluzione americana, oltre che dai migliori frutti della speculazione illuminista, propagandano una rivoluzione culturale che debba agire assieme al regime consolidato, più che sostituirlo. Va tuttavia specificato come le teorie degli illuministi abbiano una circolazione limitata, mentre nelle campagne saranno diversi i motivi che spingeranno alla rivolta, in primis povertà, superstizione, maldicenze (ampia è ad esempio la diffusione di una narrativa pornografica ambientata a corte e con protagonisti il re e la regina di Francia).
Date queste premesse, risulta comprensibile come la crisi economica seguita alla Guerra dei sette anni costringa Luigi XVI alla convocazione degli Stati Generali, anche se, come viene notato nel volume, la richiesta della convocazione dell'assemblea giunge proprio da quel ceto sociale, quello dei nobili, che, nel tentativo di difendere i propri privilegi fiscali, accusa la monarchia di attentare aii principi stessi del potere e dello stato francese. Ben presto gli Stati Generali diventeranno terreno di scontro tra nobili e terzo stato,  rappresentato per la maggior parte dalla borghesia, strato sociale che riuscirà a prevalere grazie all'insurrezione della città di Parigi e alla presa della Bastiglia, ponendo di fatto fine all'ancien regime.
La storia successiva della Rivoluzione risulta quanto mai controversa, dipanandosi tra diverse correnti, picchi di acume intellettuale, come La dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, e momenti di crudeltà inaudita, come nel caso dei massacri commessi a danno dei nobili e dei preti che tentavano di resistere alla diffusione del nuovo credo repubblicano. Sarà tuttavia con il terrore di Robespierre che il decennio rivoluzionario raggiungerà l'apice della sua violenza, il Terrore, comprensibile solo nell'ottica di una difesa estrema di una Repubblica già in crisi, in primis dal punto di vista finanziario. Dal Terrore la Francia saprà uscire solo con una svolta reazionaria e borghese, che tuttavia non saprà dare una stabilità alle strutture politiche nazionali, tanto da aprire le porte alla dittatura di Napoleone Bonaparte.
Questo volume si caratterizza per la ricchezza dell'analisi, condotta sempre con rigore e corredata da un ricco apparato bibliografico. In conclusione l'analisi conduce alla domanda che dovrebbe essere posta riguardo alla Rivoluzione francese, ovvero che importanza ha avuto questo processo rivoluzionario nella storia dell'Europa che si avviava verso la rivoluzione industriale? E per gli altri continenti? E oggi?


Posta un commento