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Visualizzazione dei post da Luglio, 2014

Corso di storia greca

E tu che formato scegli? A zonzo fra i formati proprietari delle suite office

Situazione pratica: esame di specializzazione, viene richiesta la produzione di una presentazione. Bene, cioè male. E che formato scegliamo? In realtà la risposta ci sarebbe e dovrebbe pure essere ovvia, ovvero la scelta dovrebbe ricadere sul formato aperto. Ma poi concretamente non si può dare per scontata questa scelta perché, come infatti è accaduto, il professore incompetente di turno utilizza una vecchia versione di Microsoft Office, e figuriamoci se ha anche solo lontanamente l'idea che possano adoperarsi formati aperti.
Ma questo non è l'unico problema: da quando Microsoft ha inaugurato i suoi nuovi formati proprietari, ha creato uno scompiglio generale, per lo più inconsapevole, fra gli utenti, soprattutto nel settore dell'istruzione. Chiunque sostenga esami, come docente o come studente, o chiunque lavori in una scuola pubblica, sa che ogni volta che produce dei documenti con una propria suite office corre il notevole rischio di non riuscire ad adoperarli sul post…

Le ipocrite e razziste posizioni de Ilfoglio su Israele

A tutti coloro che difendono oggi le posizioni dello Stato di Israele (e ricordiamo che parlare di Israele è diverso dal parlare degli Ebrei come fedeli di una particolare religione), sostenendo che gli Arabi portano avanti posizioni indifendibili, si comportano da meri terroristi e in origine rifiutarono il piano del 1947 di partizione della Palestina in due stati, bene, a queste persone sarebbe il caso di ricordare quali furono i motivi per cui gli stati Arabi rifiutavano quel piano di spartizione (in un territorio in cui avevano visto una immigrazione forzata, da parte dei paesi occidentali, degli Ebrei). Per farlo mi avvalgo di una fonte in genere ritenuta neutra, Wikipedia.

"La gran maggioranza degli arabi che vivevano in Palestina (vi sono delle eccezioni, quali il Partito comunista) e la totalità degli Stati arabi già indipendenti respinsero il Piano. Da principio essi rifiutarono qualsiasi divisione della Palestina mandataria, e reclamarono il paese intero.

Sotto un profi…

Allora andiamo tutti a puttane

Silvio Berlusconi è uscito assolto dalla vicenda Ruby Rubacuori, una cosa che solo a dirla due mesi fa nessuno ci avrebbe scommesso un Euro. La cosa più triste è doversi dire che questa sentenza, molto di più di quanto Silvio Berlusconi ha mai denunciato, sembra una sentenza politica. Occorreva riabilitare Berlusconi per assecondare le riforme di Renzi, per non rischiare di perdere l'occasione di un Parlamento "costituente". Così è stato. Con buona pace del diritto.

Però a questo punto, lasciateci tutti andare a puttane senza doverci sentire in colpa, senza essere multati con motivazioni bizzarre; lasciateci convincere con l'autorità o con il denaro delle minorenni a venire a letto con noi, perché se può uno, allora devono poterlo fare tutti gli Italiani. Lasciateci piombare in Questura, quando le nostre fidanzate avranno preso una multa per divieto di sosta o quello che volete voi, e tentare di sbrigarcela dicendo che ce ne occupiamo noi, che prendiamo in affidament…

Se coloro che dovrebbero insegnare a vagliare le informazioni pubblicano bufale

Purtroppo molte volte in questi giorni mi è toccato di vedere docenti (?) che diffondono la ormai nota bufala di Renzi che definisce coglioni gli Italiani che lo votano per gli ottanta euro. Se già di suo diffondere notizie false e tendenziose è un reato punito a norma di legge, è ancora più sconvolgente e francamente vergognoso vedere come degli insegnanti diffondano questa spazzatura senza il minimo vaglio critico, e spesso lo difendano pure. Libertà di parola e di stampa non vuol dire libertà di diffamazione, e anche se questo reato viene commesso in rete non è meno grave, anzi. Ancora più grave che lo commettano coloro che dovrebbero insegnare il rispetto del diritto e a vagliare le fonti da cui attingere le informazioni. Una chiara dimostrazione di come, al di là dell'avventatezza dei politicanti di turno, i primi colpevoli dello sfascio della scuola siano proprio gli insegnanti.

Per la cronaca, qui trovate una compiuta critica e stroncatura della bufala che, come si vedrà, è…

Se l'insegnamento è una scienza

 Ammetto di essere pedagogicamente un ignorante, e così in questi giorni ho deciso d'iscrivermi ad un MOOC sulla didattica e la valutazione per competenze nel ventunesimo secolo. Ammetto che mi si sta aprendo un mondo, e soprattutto scopro giorno per giorno che certe idee che avevo sviluppato da solo in maniera solitaria e spontanea, non nascono dalla mia esperienza ma sono effettivamente patrimonio condiviso di un certo modello di didattica a cui, evidentemente, anche senza volerlo mi ispiro. Mi riferisco alla teoria di Lev Semënovič Vygotskij  sulle zone di sviluppo cognitivo e, soprattutto, le teorie di Glaser e Rasch sulla misurabilità quantitativa del nostro insegnamento. Giungiamo così al nodo della questione: se il nostro insegnamento è scientifico, deve essere misurabile in termini quantitativi e standardizzati nei suoi risultati, con criteri condivisi appartenenti a protocolli comuni. La cosa non è senza conseguenze: altrimenti ammetteremmo che la suola lavora al pari di…

36 ore per i professori

Un conto è riconoscere le ore che già facciamo e non vengono pagate; un conto è prevedere per tutti l'obbligo di rimanere a scuola il pomeriggio per attività laboratoriali, recuperi, aggiornamenti o la semplice rendicontazione della correzione delle verifiche o della preparazione delle lezioni (attività che nessuno ci paga perché svolte a casa); ma pensare di passare le ore di lezione da 18 a 36 settimanali, a stipendio invariato, e pensare che nel tempo libero dovremmo poi svolgere le attività che già oggi nessuno ci riconosce, tutto ciò per tagliare i posti dei precari, al di là di ogni considerazione sui posti di lavoro che si perderebbero, è un modo per dire che della scuola non frega realmente un cazzo e che se anche il servizio offerto è scadente è un problema di poco conto. La rivoluzione della scuola e nella scuola non si fa togliendo soldi, ma investendo nella formazione e nell'innovazione. Edit:
Il problema sta alla base: anche io, fosse vero che gli insegnanti lavor…