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Le ipocrite e razziste posizioni de Ilfoglio su Israele

A tutti coloro che difendono oggi le posizioni dello Stato di Israele (e ricordiamo che parlare di Israele è diverso dal parlare degli Ebrei come fedeli di una particolare religione), sostenendo che gli Arabi portano avanti posizioni indifendibili, si comportano da meri terroristi e in origine rifiutarono il piano del 1947 di partizione della Palestina in due stati, bene, a queste persone sarebbe il caso di ricordare quali furono i motivi per cui gli stati Arabi rifiutavano quel piano di spartizione (in un territorio in cui avevano visto una immigrazione forzata, da parte dei paesi occidentali, degli Ebrei). Per farlo mi avvalgo di una fonte in genere ritenuta neutra, Wikipedia.

"La gran maggioranza degli arabi che vivevano in Palestina (vi sono delle eccezioni, quali il Partito comunista) e la totalità degli Stati arabi già indipendenti respinsero il Piano. Da principio essi rifiutarono qualsiasi divisione della Palestina mandataria, e reclamarono il paese intero.

Sotto un profilo più tecnico, gli arabi criticarono anche il tracciato di frontiera. Esso avrebbe portato a inglobare la gran parte dei villaggi ebraici all'interno dello Stato ebraico, mentre ciò non si sarebbe verificato per quanto riguardava la maggior parte dei villaggi arabi. Un'altra delle critiche riguardava il fatto che lo Stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso e sul Mar di Galilea (quest'ultimo la principale risorsa idrica della zona) e che gli sarebbe stato assegnato solo un terzo della costa mediterranea. Oltre a questo veniva criticato il fatto che alla popolazione ebraica minoritaria (33% della popolazione totale) venisse assegnata la maggioranza del territorio.

La nazioni arabe, contrarie alla suddivisione del territorio e alla creazione di uno stato ebraico, fecero ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, sostenendo la non competenza dell'assemblea delle Nazioni Unite nel decidere la ripartizione di un territorio andando contro la volontà della maggioranza (araba) dei suoi residenti, ma il ricorso fu respinto."

Ricordiamo cosa prevedeva questo piano, ovvero che a fronte di una popolazione composta per 2/3 di Palestinesi, il 55% del territorio sarebbe andato al nascituro stato Israeliano, con in particolare circa l'80% delle terre coltivabili. Ricordiamo che la Palestina non avrebbe avuto accesso alle acque dolci se non tramite Israele e solo 1/3 delle coste sarebbero spettate allo stato arabo.

Facciamo un paragone, tanto per capirci. Diciamo che dalla Siria le Nazioni Unite decidono di lanciare un'immigrazione forzata dei profughi anti Assad in Italia. Diciamo che questi profughi a lungo andare iniziano a costituire una discreta e compatta comunità, che si inizi a parlare di creare uno stato dei profughi in Italia. Diciamo che si vada a trattative, che a questa popolazione, una minoranza, venga assegnato quasi il 60% dell'Italia, in particolare le terre più fertili, la Pianuna Padana, i due terzi delle coste, diciamo da Genova a Taranto passando per la Sicilia, e tutte le fonti di acqua dolce. Ecco, voi avreste accettato? E se poi, nello stallo delle trattative, il nascituro stato si autoproclamasse, autoassegnandosi la totalità del territorio, voi che fareste? Resistereste? Ecco, sappiate che sareste dei terroristi per quello stato, del resto lo erano i partigiani per il Fascismo, gli Indipendentisti per gli Austriaci nell'Ottocento.

Ma c'è un di più, ancora più squallido. Il non detto della posizione che nega le responsabilità Israeliane nel conflitto di Gaza è ben chiaro: bene fecero in un atto di neocolonialismo gli stati occidentali a tracciare arbitrariamente i confini degli stati, bene fecero gli Israeliani ad autoproclamarsi stato di fronte alle resistenze arabe. Perché? Semplice: perché per questa posizione la cultura islamica è inferiore, e c'è poco da girarci intorno, e Israele, come enclave del mondo Occidentale in Oriente va difeso, senza se e senza ma, anche a costo di sorvolare sui suoi genocidi.

Foto: Europaquotidiano
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