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Tablet o PC a scuola e la questione del metodo

Lavoro ormai da anni cercando di integrare le nuove tecnologie nella didattica di quelle materie che, apparentemente, sono più lontane dall'informatica, come l'insegnamento della letteratura italiana, della geografia o della storia.
Ultimamente poi mi sto trovando a confrontare l'uso di diversi device nella didattica, e  devo dire che per me la scelta fra PC o tablet è abbastanza scontata. Il tablet vince a mani basse grazie ad una migliore predisposizione alla lettura, una durata maggiore della batteria, un numero infinitamente maggiore di applicazioni dedicate alla didattica e alla scuola.
Se poi la scelta si dovesse restringere, non avrei ancora problemi a dire che preferisco Android ad IOs, grazie al numero di applicazioni freeware, open source, alle applicazioni dedicate al mondo dei disturbi dell'apprendimento o delle disabilità.
L'informatica a scuola, come serie di strumenti rivolti alla didattica prima ancora che come disciplina, è una risorsa immensa, che il nostro paese sfrutta ancora veramente poco, sia per i limiti finanziari delle risorse dedicate alla scuola, sia per la forma mentis, ancora troppo diffusa, dei nostri insegnanti, spesso ancorati a forme d'insegnamento e a metodologie provenienti da decenni di pratica, come se la pratica, senza l'aggiornamento, possa essere la sola risposta alle domande che le nuove generazioni di alunni ci pongono.

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Sulla violenza a scuola, sul classismo e sulle retrotopie

Sulla questione bullismo e insegnanti: fino a questa mattina lamentavo che tutti, ma proprio tutti, hanno parlato della questione senza mai interpellare la categoria (per dire, ecco una carrellata incompleta di articoli e opinioni di giornalisti vari ed eventuali: AGI, Amabile su La Stampa, Imarisio sul Corriere, Polito, ancora sul Corriere, Di Stefano, sempre sul Corriere, persino gente senza arte né parte come Lambrenedetto su Youtube si sono sentiti di dover dire la loro, infine Serra sul Corriere)




Poi sui forum e tra i gruppi della categoria ha iniziato a circolare una vignetta, che non riporterò, raffigurante un presunto insegnante d'altri tempi che rifila uno scappellotto ad un alunno, infallibile metodo educativo, e ho iniziato a pensare che forse hanno ragione i bulli, siccome so che la violenza di un bullo colpisce a scuola specialmente chi è ritenuto inadeguato al contesto, ecco, certi docenti non sono adeguati al contesto (tra l'altro stanno in compagnia di Sallusti…

Saggio breve: D'Annunzio, una vita per la bellezza

D’Annunzio, la vita per la bellezza



Sin dalla pubblicazione delle sue prime opere, Gabriele D’Annunzio è sempre stato capace di destare meraviglia, stupore e scandalo, tanto da crearsi addosso una patina di invidia e di rancori dura a sparire. Questi sentimenti di malcelato disprezzo nei confronti di questo autore trovano spesso una ragione ancora più forte di esistere nella scelta di aderire alle idee del Fascismo. Nondimeno Gabriele D’Annunzio è uomo del suo tempo: vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, l’autore è attore e artefice di quelle che sono le idee diffuse tra gli intellettuali del suo tempo, quel variegato sistema di idee e paure che viene chiamato Decadentismo.


Per i motivi sopra elencati, riguardo all'opera di Gabriele Rapagnetta, in arte D'Annunzio, è da tempo aperto un controverso dibattito. In sostanza, la questione che si pone è la seguente: quello dannunziano è reale Estetismo?

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